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ASFO: le Associazioni Fondiarie

Una nuova risposta all’abbandono del territorio, anche contro la Flavescenza dorata. 
La Regione Piemonte potrebbe essere la prima in Italia a istituire una legge che, sulla base dell’esempio francese, riconosce e tutela le Associazioni Fondiarie tra proprietari di fondi per il recupero produttivo di terreni abbandonati.

Se ne è parlato il 21 ottobre scorso a Moncalvo nell’ambito di un convegno internazionale su “Flavescenza dorata e gestione del territorio, ruolo dell’associazionismo e delle pubbliche amministrazioni”. 

Come noto uno dei maggiori problemi legati al controllo di questa grave malattia risiede nella presenza di vecchi vigneti abbandonati, che costituiscono focolai permanenti sia per la presenza del fitoplasma che del vettore.

Andrea Cavallero, già docente di coltivazioni erbacee all’Università di Torino, è il grande sostenitore delle ASFO, ha collaborato con gli uffici della Regione per l’elaborazione della proposta di legge e alla costituzione di associazioni fondiarie già operanti in zone montane.

Il Prof. Cavallero era presente a Moncavo per presentare la proposta che, sebbene nata soprattutto per la montagna e la gestione di pascoli, potrebbe avere grande interesse anche per i terreni marginali di collina. 

Riportiamo qui una sintesi della sua presentazione.

I terreni abbandonati, da problema a risorsa

L’abbandono dei terreni un tempo coltivati è un fenomeno europeo ma specialmente italiano, delle aree interne montane e collinari. Si tratta di aree inespresse, sacrificate, depauperate. Una persistente sottoutilizzazione di risorse e causa di esclusione sociale dei residenti.

Il fenomeno dell’abbandono interessa però anche territori in gran parte ancora coltivati. Porzioni molto frazionate, per situazioni ereditarie, cambio di attività, migrazione etc. vanno soggette all’abbandono. 

Il costo dell’abbandono è notevole: mancati prodotti, alterazione ambientale e paesaggistica, ridotta fruibilità, problemi fitosanitari, perdita di posti di lavoro.

La boscaglia d’invasione deve essere contrastata ovunque se ci sono alternative gestionali, agricole,      agropastorali o forestali. 

Le cause dell’abbandono sono varie: frazionamento fondiario e modeste dimensione delle imprese, bassa produttività unitaria, scarse possibilità e scarse attitudini all’ integrazione fra imprese, inadeguata formazione professionale e scarsità di capitali per investimenti.

Il frazionamento ha “ingessato” l’intervento operativo in collina e montagna. E’ importante individuare alternative all’abbandono, attraverso diverse attività di riferimento possibili per ogni ambiente.

 

Le associazioni fondiarie

Le associazioni fondiarie sono lo strumento che consente l’accorpamento delle superfici, valorizzando la produttività unitaria, le opportunità gestionali, la conservazione degli ambienti e la fruibilità degli stessi senza alcuna conseguenza sulla proprietà della terra, che rimane in capo agli stessi proprietari che ne avranno, anzi, un vantaggio in termini di valorizzazione.

 

Le ASFO rispondono al crescente bisogno di terra, ma nessuno viene espropriato.

L’interesse per un territorio non può prescindere dai regimi proprietari esistenti nel territorio stesso: ma affrontare i problemi   delle terre abbandonate e della dimensione aziendale è indispensabile per garantire un futuro al settore primario, in particolare nelle aree marginali. Per recuperarle funzionalmente ed economicamente l’associazione fondiaria può essere uno strumento efficace.

Le associazioni di questo tipo sono nate in Francia per la gestione dei pascoli: AFP, Association Foncière Pastoral, disciplinata dalla “legge pastorale” francese del 1972. 

Obiettivi della legge francese sono:

Contrastare l’abbandono;

Recuperare produttività dei terreni;

Ampliare la superficie fondiaria a gestione unitaria;

Aumentare la dimensione delle imprese di utilizzazione: “GROUPEMENT PASTORAL“.

Estendendo agli ambienti italiani la soluzione francese, nata per la montagna e l’allevamento, l’ASFO può divenire un’opportunità per superare il frazionamento, ovunque vi siano, anche in pianura, l’abbandono e le ridotte dimensioni aziendali. In Italia è mancato fino ad ora un supporto legislativo.

In Piemonte è di prossima approvazione una Legge Regionale sulle Associazioni fondiarie che prevede possibilità di incentivi regionali alla costituzione e alla durata dell’ASFO. Si tratta di una grande opportunità tecnica, economica e sociale.  

Un’Associazione fondiaria è una libera associazione fra proprietari dei terreni delle zone potenzialmente interessate. Utile anche se non indispensabile il patrocinio di uno o più comuni. In pratica si tratta di costituire, con una procedura molto semplice, un’associazione tra proprietari, ognuno dei quali mantiene il pieno diritto di proprietà sul fondo, che non è soggetto a usucapione, ma lo concede in uso/affitto all’Associazione, la quale provvederà a incaricare un gestore, senza oneri per il proprietario: anzi il recupero produttivo di un terreno abbandonato si traduce comunque in un vantaggio patrimoniale per la proprietà, anche dove non fosse previsto un canone di affitto.

Le finalità di una ASFO sono dunque il recupero funzionale, la valorizzazione paesaggistica, la valorizzazione ambientale, il multiuso del territorio.

Le proprietà individuali rimangono intangibili e non usucapibili, c’è incremento valore dell’insieme

e possibilità di un eventuale reddito. 

Si aderisce a un’ASFO in forma scritta, con indicazione delle particelle. I criteri per l’adesione sono:

titolo di proprietà (o erede)

superficie apportata (dati catastali)

stato e valore copertura vegetale attuale (indicatore oggettivo qualità)

definizione “quote di partecipazione”

Costi ripartiti in funzione dei conferimenti (tipo azionariato!)

Costi prevedibili: molto bassi se non ci sono entrate.

La ASFO può accedere ai benefici di varie misure del Piano di Sviluppo Rurale.

Una ASFO è un’associazione senza fini di lucro, con ricadute ambientali, fruitive importanti per il territorio ed esternalità positive a favore della collettività. Nel medio periodo c’è la possibilità di distribuzione di eventuale reddito con la trasformazione in società semplice.

Organi direttivi dell’ASFO sono l’Assemblea Conferenti, un presidente eletto fra Conferenti, 3 consiglieri eletti fra Conferenti, un segretario operativo (tecnico). L’operatività è agile. 

Per gestire l’area accorpata l’ASFO sceglie un operatore adeguato (fra i soci o esterno) e migliora la funzionalità dell’Area.

In funzione della produttività dell’area, l’operatore paga un canone annuale per l’area stessa, deposita una cauzione a garanzia e ha accesso ai contributi (PSR). E’ prevista la possibilità di recesso dei proprietari conferenti con uno o più anni di preavviso (in funzione della durata del contratto dell’utilizzatore). L’ASFO deve comunque avere lunga durata per poter perseguire i suoi obiettivi.

I comuni possono, devono anzi collaborare e possono farlo con vari interventi possibili a favore dell’ASFO: 

ordinanze per recupero paesaggistico;

prevenzione incendi;

esigenze fitosanitarie;

incremento esternalità positive;

indicazioni sanzionatorie;

soluzioni alternative con l’adesione all’Associazione Fondiaria;

recinzione aree di proprietà dei non Aderenti, con segnalazione;

E’ prevista la possibilità di inclusione nella gestione degli appezzamenti di proprietari “silenti” (proprietari che per vari motivi non sono identificabili o raggiungibili), a condizione di conservazione delle caratteristiche produttive originarie degli appezzamenti e accumulo di eventuali redditi distribuiti a favore dei “silenti”.

Un’operazione di recupero di incolti a livello territoriale effettuata da una ASFO ha sicuro effetto sul valore dell’insieme dell’area accorpata e sul valore di immobili in aree adiacenti.

 

ASFO e Flavescenza dorata, acquisizione e gestione degli incolti

Per collegare la Flavescenza dorata all’ASFO vi sono varie considerazioni e opportunità:

acquisire la gestione delle aree a vigneto abbandonato;

ripulire e togliere ogni residuo di Vitis. 

Ma poi che fare del terreno ripulito? L’eliminazione delle piante di vite non risolve il problema gestionale. In alcuni casi può essere possibile reimpiantare un vigneto ma ci sono difficoltà, costi, motivazioni del precedente abbandono non superate, condizioni del suolo e dell’appezzamento, durata dell’ASFO. Essendo il vigneto (o il noccioleto, altra possibilità) un incisivo “miglioramento fondiario” all’eventuale riconsegna del fondo al proprietario, questi dovrebbe riconoscere la quota del miglioramento, dedotti gli anni di ammortamento. Ciò è possibile previo accordo tra gestore e proprietario, ma spesso non sarà possibile. 

Sarebbe opportuno approfittare dell’occasione non per favorire una tendenza alla monocoltura viticola ma per una diversificazione, nell’interesse dell’attrattività e fruibilità del territorio. Il passaggio dalla “boscaglia d’invasione” alla corretta gestione di un bosco ceduo è una possibilità, laddove le piante di alto fusto abbiano già colonizzato il terreno. Diversamente ce ne sono molte altre, che potrebbero essere indirizzate a produzioni agroalimentari di pregio che ben si abbinano al mercato dei vini di qualità. Alcune idee: 

- Introdurre colture gestibili e meccanizzabili: cereali da granella integrale, farina integrale con catena del freddo (le “integrali” che si trovano in commercio sono per lo più integrali fittizie visto che non contengono il germe, cioè la parte dal più alto valore nutrizionale e nutraceutico del cereale);

- Indirizzo foraggero pastorale. Allevamento stanziale su risorse prato - pascolive per prodotti di qualità; allevamento integrato fra differenti ambienti per il prolungamento della catena dell’erba: montagna e collina; allevamenti da erba per carne e latte, differenti specie animali: il “latte da erba” se adeguatamente promosso e valorizzato può avere un mercato importante, avendo qualità organolettiche e nutrizionali (grassi omega 3) ben superiore al “latte da cereali” usualmente prodotto in pianura, e rispondendo perfettamente alle attuali tendenze consumeristiche salutistiche.

Altre iniziative innovative ma realizzabili: “arboreto caseario” per latte di capra da foglia di specie diverse, allevamento di ovaiole e o polli da carne al pascolo in gabbia mobile al fine di costruire una filiera del “pollo rurale”. 

Per valorizzare un territorio rurale occorre incrementare la sua offerta alimentare di qualità. Considerare la collina un centro produttivo, a favore di settori strategici ambientali e produttivi tradizionali o nuovi, purché autentici, con filiere produttive di qualità dettagliate e rispettate. Questo può rendere i modelli di vita delle aree interne più attraenti, soprattutto per i giovani agricoltori/trasformatori.

Ci sono già esempi, sporadici ma significativi.

Parliamo, ha spiegato il Prof. Cavallero, di un programma impegnativo, pilota, ma non impossibile, e in linea con gli orientamenti agro-forestali europei: “dalla prateria, al bosco, dalle colture arboree a quelle erbacee per la massima ed equilibrata copertura vegetale del suolo”.

Che cosa occorre:

piano territoriale;

individuazione abbandoni;

costituzione ASFO con  conferimenti parti aziende;

Individuazione / miglioramento soluzioni produttive;

avviamento attività nuove 

 

Conclusioni

“L’economia collinare e montana - ha concluso il Prof. Cavallero - ha bisogno di aziende di dimensioni congrue, perché si conservino vitali in tutti i settori produttivi, possibilmente integrati. L’ASFO e l’Iniziativa imprenditoriale possono contribuire alla soluzione dei problemi, con ricadute sull’impiego giovanile, possibilità imprenditoriali e di rafforzamento / evoluzione imprese esistenti (formazione!).

Oggi ci sono scarse possibilità di accesso alla terra per giovani preparati ma senza risorse (finanziamento giovani). Sono necessarie figure di riferimento,  è necessaria una buona politica”.

Estratto del Disegno di legge regionale recante “Disposizioni per favorire la costituzione delle associazioni fondiarie e la valorizzazione dei terreni agricoli e forestali.”

 

Art. 1. (Finalità)

1. La Regione Piemonte promuove il rilancio delle attività agro-silvo-pastorali attraverso il razionale utilizzo del suolo agricolo e il recupero produttivo delle proprietà fondiarie frammentate e dei terreni agricoli abbandonati o incolti.

2. La Regione riconosce nell’associazionismo fondiario uno strumento per il miglioramento dei fondi e la ricostituzione di unità di coltivazione produttive ed economicamente sostenibili in grado di favorire l’occupazione, la costituzione ed il consolidamento di nuove imprese agricole.

3. La gestione associata di piccole proprietà terriere secondo le buone pratiche agricole:

a) consente la valorizzazione del patrimonio dei rispettivi proprietari;

b) risponde ad esigenze di tutela ambientale e paesaggistica;

c) concorre all’applicazione delle misure di lotta obbligatoria degli organismi nocivi ai vegetali;

d) previene i rischi idrogeologici e di incendio.

 

Art. 2. (Ambito di applicazione)

1. La valorizzazione funzionale del territorio agro-silvo-pastorale, ai fini della presente legge, comprende tutti i terreni di qualsiasi natura, con qualunque tipo di copertura vegetale presente erbacea, arbustiva, arborea o mista, su appezzamenti di cui è noto il proprietario o di cui non è noto, fatti salvi i diritti di terzi.

2. Sono esclusi da tale ambito di applicazione i terreni oggetto di servitù pubbliche.

 

Art. 3. (Definizioni)

1. Ai fini della presente legge, si intende per:

a) terreno abbandonato o incolto: i terreni agricoli non destinati ad uso produttivo da almeno 2 annate agrarie, ad esclusione dei terreni oggetto di impegni di vincoli di destinazione d’uso, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 4 agosto 1978, n. 440 (Norme per l’utilizzazione delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate);

b) terreno silente: i terreni agricoli di cui alla lettera a) per i quali non è noto il proprietario.

 

Art. 4. (Associazioni fondiarie)

1. La presente legge, nel rispetto del principio di sussidiarietà e in attuazione delle finalità di cui all’articolo 1, riconosce un ruolo prevalente sul territorio alla gestione collettiva ed economica dei terreni agricoli e forestali.

2. L’associazione fondiaria è costituita tra i proprietari dei terreni pubblici o privati allo scopo di raggruppare terreni agricoli e boschi, in attualità di gestione, abbandonati o incolti, per consentirne un uso economicamente sostenibile e produttivo.

3. L’ordinamento delle associazioni fondiarie è disciplinato dai relativi statuti nel rispetto delle norme previste dal codice civile e dalle disposizioni speciali vigenti in materia.

4. Le attività di gestione dei terreni conferiti all’associazione fondiaria sono effettuate nel rispetto delle buone pratiche agricole, degli equilibri idrogeologici, della salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio nonché della economicità ed efficienza della gestione stessa.

5. Le associazioni fondiarie possono avvalersi, per la conduzione delle proprietà fondiarie conferite, di uno o più gestori.

6. Ogni associato conserva la proprietà dei suoi beni che non sono usucapibili ed esercita il diritto di recesso dalla sua adesione nel rispetto dei vincoli temporali contrattuali in essere tra l’associazione fondiaria e i gestori di cui al comma 5,  fatti salvi i vincoli di destinazione d’uso. 

7. Presso ciascuna associazione fondiaria è istituito un elenco delle proprietà associate dove sono registrati i titolari di diritti reali di godimento e di rapporti contrattuali.

8. Ai fini della definizione dell’effettivo valore agronomico o forestale dei terreni concessi, le diverse superfici inserite nell’elenco di cui al comma 7 sono classificate in funzione delle caratteristiche del suolo, del soprassuolo, dello stato delle opere di miglioramento fondiario presenti ovvero della redditività esistente al momento dell’adesione all’associazione fondiaria.

9. Le associazioni fondiarie acquistano la personalità giuridica e sono riconosciute con l’iscrizione, autorizzata con provvedimento della struttura regionale competente, nel Registro regionale delle persone giuridiche private. 

 

Art. 5. (Attività delle associazioni fondiarie)

1. Le associazioni fondiarie di cui all’articolo 4, comma 9, svolgono le seguenti attività:

a) gestione associata delle proprietà conferite dai soci o assegnate;

b) redazione e attuazione del piano di gestione, nel quale sono individuate le migliori soluzioni tecniche ed economiche in funzione degli obiettivi di produzione agricola e forestale nonché di conservazione dell’ambiente e del paesaggio;

c) partecipazione, in accordo con le unioni dei comuni o i comuni, all’individuazione dei terreni silenti e al loro recupero produttivo ai sensi della legge 440/1978;

d) manutenzione ordinaria e straordinaria dei fondi e delle opere di miglioramento fondiario.

 

Art. 6. (Terreni incolti o abbandonati con rischi fitosanitari)

1. I terreni agricoli di cui all’articolo 2 oggetto di fitopatie e infestazioni parassitarie, per i quali non sono adottate le misure di lotta obbligatoria notificate ai proprietari, sono segnalati alle unioni dei comuni o ai comuni dal Servizio fitosanitario regionale per l’inserimento negli elenchi dei terreni agricoli incolti o abbandonati assegnabili ai sensi dell’articolo 9.

 

Art. 7. (Terreni incolti o abbandonati a rischio idrogeologico o di incendio)

1. I terreni agricoli di cui all’articolo 2 localizzati in aree che presentano situazioni di rischio idrogeologico o di incendio per i quali non sono adottate le misure obbligatorie di prevenzione e mitigazione del rischi notificate ai proprietari, sono inseriti dalle unioni dei comuni o dai comuni negli elenchi dei terreni agricoli incolti o abbandonati assegnabili ai sensi dell’articolo 9.

 

Art. 8. (Attività di promozione delle associazioni fondiarie da parte dei Comuni)

1. Ai fini della presente legge, i comuni promuovono ogni idonea iniziativa volta alla diffusione fra i proprietari dei terreni di una cultura associativa, offrendo adeguato supporto informativo e tecnico. 

 

Art. 9. (Conferimento di funzioni agli enti locali)

1. Le funzioni di assegnazione delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate di cui all’articolo 5 della legge 440/1978 sono delegate alle unioni di comuni o ai comuni non aderenti ad alcuna unione per i territori di propria competenza.

2. Le assegnazioni di cui al comma 1 sono disposte in favore delle associazioni fondiarie riconosciute ai sensi dell’articolo 9, comma 4 che presentano un piano di gestione, sulla base di una graduatoria che tiene conto delle migliori soluzioni organizzative e gestionali per il conseguimento delle finalità dell’articolo 1, ed in particolare:

a ) la ricomposizione fondiaria;

b) il razionale sfruttamento del suolo;

c) la maggiore estensione delle superfici oggetto di recupero produttivo;

d) la conservazione dell’ambiente e del paesaggio.

3. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, con deliberazione della Giunta regionale, sono stabilite le modalità e i criteri per l’assegnazione o revoca dei terreni incolti o abbandonati nonché le linee guida per la redazione dei piani di gestione e la loro utilizzazione. 

 

Art. 10. (Finanziamenti regionali) 

1. Per le finalità di cui all’articolo 1, la Regione può erogare alle associazioni fondiarie riconosciute ai sensi dell’articolo 9, comma 4, le seguenti tipologie di finanziamento :

a) 500,00 euro per ettaro di superficie lorda per la redazione del piano di gestione e per la realizzazione dei miglioramenti fondiari necessari;

b) contributi fino all’ 80 per cento per la copertura delle spese sostenute per la costituzione dell’associazione fondiaria. 

2. I finanziamenti di cui al comma 1 sono concessi prioritariamente per gli interventi di recupero produttivo dei terreni situati nel territorio di Comuni classificati come montani o collina depressa ai sensi della deliberazione del Consiglio regionale del 12 maggio 1988, n. 826-6658.

3. Al fine di favorire la costituzione delle associazioni fondiarie e contrastare il fenomeno della parcellizzazione fondiaria nel territorio classificato montano o di collina depressa, la Regione può erogare ai proprietari di terreni privati che aderiscono a una associazione fondiaria riconosciuta ai sensi del comma 9 dell’articolo 4, un contributo una tantum nella misura massima di 500,00 euro per ogni ettaro conferito di superficie utilizzabile, a condizione che il conferimento sia di durata non inferiore ad anni 15. 

4.Gli atti emanati in applicazione del presente articolo, che prevedono l’attivazione di azioni configurabili come aiuti di Stato, ad eccezione dei casi in cui detti aiuti siano erogati in conformità a quanto previsto dai regolamenti europei di esenzione, o in regime de minimis, sono oggetto di notifica ai sensi degli articoli 107 e 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

5. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale approva, con propria deliberazione, i criteri e le modalità attuative per l’assegnazione e revoca dei finanziamenti di cui al presente articolo.

 

Gli Art. 11, 12 e 13 sono relativi a norme finanziarie, clausola valutativa sull’attuazione, abrogazione norme precedenti.

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