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Sicilia, un vino di 6000 anni fa

Sul monte del dio Kronos i resti del vino più antico del mondo occidentale, risalente all'età del rame.

Non sarà forse il vino più antico del mondo, che sarebbe, allo stato attuale delle ricerche, quello del sito di Shulaveris Gora in Georgia, risalente addirittura a 8000 anni fa (McGovern et al., 2017) ma, con più di seimila anni, il ritrovamento siciliano rappresenta ad oggi la più antica traccia di una vinificazione mai trovata a ovest del Mar Nero, nel bacino del Mediterraneo, largamente precedente i viaggi dei coloni Fenici e Greci verso l’Italia meridionale, che datano circa duemila anni dopo.
Un gruppo di ricerca italo-americano ha ritrovato infatti tracce di acido tartarico, un “marker” pressoché sicuro del vino, in una grande giara conservata nel cuore della Sicilia. Era il 2010 quando i resti di alcune giare in terracotta furono ritrovati nelle grotte del monte Kronio a Sciacca, a una sessantina di chilometri da Agrigento, che si suppone sede in epoca greca di un tempio dedicato a Crono, padre degli dei (oggi nei pressi sorge un santuario dedicato a San Calogero). Le analisi della composizione delle giare ci fornisce oggi notizie che spostano abitudini alimentari e consuetudini economiche dei nostri antenati molto più indietro nel tempo di quanto si immaginasse. La scoperta dei ricercatori, guidati dall’archeologo Davide Tanasi dell’Università della Florida, è stata resa possibile grazie all’analisi delle sostanze rimaste incrostate sul fondo delle giare risalenti all’età del rame, utilizzati come grandi contenitori del vino preistorico. La squadra di ricerca, composta, oltre che dal ricercatore italiano operante in Florida, dai colleghi del Consiglio Nazionale delle ricerche, dell’Università di Catania e della Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento, è riuscita a individuare sul fondo dei recipienti di terracotta acido tartarico in forma di sale sodico, residui prodotti dalla vinificazione e dalla macerazione degli acini. La scoperta apre nuovi scenari sul mondo del passato retrodatando la nascita del vino e della vinificazione in Europa occidentale di almeno duemila anni.
Eravamo quindi già contadini, o forse, più probabilmente, vinificatori di uve selvatiche, in un’epoca che molti credono popolata soltanto da cacciatori e raccoglitori nomadi. I reperti del Monte Kronio comprendono, tra l’altro, anche tracce di carne di suino cotta.  

Prima di questa scoperta il primato di vino più antico d’Italia spettava a quello prodotto in Sardegna circa 3 mila anni fa dalla popolazione nuragica: un torchio recuperato nel 1993 sul Monte Zara, nei pressi di Monastir in provincia di Cagliari, custodiva residui. Le pagine di storia dovranno quindi essere modificate grazie ai risultati pubblicati sul “Microchemical Journal” e accolti con grande entusiasmo nel mondo accademico. Prossima sfida dei ricercatori stabilire se il vino fosse bianco o rosso, un piccolo segreto contenuto nelle crepe di una giara realizzata nel 4.000 a.C. che i ricercatori stanno cercando di svelare.

Foto di Vittorio Crobu, La Venta

Bibliografia:

1H-1H NMR 2D-TOCSY, ATR FT-IR and SEM-EDX for the identification of organic residues on Sicilian prehistoric pottery
Microchemical Journal 135 (2017) 140–147

Davide Tanasi, University of South Florida, Donatella Capitani, Valeria DI Tullio, Consiglio Nazionale delle Ricerche
Enrico Ciliberto, Enrico Greco, Università di Catania, Domenica Gullì, Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento

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