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millevigne n° 2 2014

Le carte non appattano

Marilena Barbera, un’amica che produce ottimi vini a Menfi (Ag) in agricoltura biologica, mi raccontava tempo fa, di fronte ai suoi vigneti seminati con favino da sovescio,  che non può riutilizzare il seme di quel favino per l’anno prossimo, ma deve acquistarlo. Perché mai, chiedo io. Perché se no “le carte non appattano”, risponde Marilena con una bella espressione siciliana.  

Bisogna produrre la fattura del seme, che deve essere a sua volta da produzione biologica, ai fini dei controlli per la certificazione del processo. Analisi dei terreni: la cantina le ha fatte su tutti i terreni, presso un laboratorio agrochimico pubblico, della Regione Sicilia.

Ma le deve rifare tutte, presso un laboratorio privato, e produrle nella documentazione insieme alla fattura. Perché? Provate a immaginarlo. Perché, se no, “le carte non appannato”. A un convegno della FIVI hanno raccontato che nel veronese un agricoltore è stato fermato per la strada dalla Guardia di Finanza mentre portava l’uva alla cantina con trattore e rimorchio. Gli agenti hanno prelevato un campione di gasolio dal serbatoio. Gasolio agricolo? Ovviamente sì, risponde l’agricoltore. Non va bene. Lei viaggia su strada, quindi deve usare gasolio stradale. Le carte non appattano. Presumibilmente, quando il trattore esce dalla capezzagna del vigneto ed entra sulla strada l’agricoltore dovrebbe svuotare il serbatoio e riempirlo nuovamente di gasolio stradale, preso al distributore e appositamente stoccato in una tanica. Ma poi non puoi mica andare in giro con una tanica, devi avere un mezzo abilitato al trasporto di liquidi infiammabili, se no ti fermano, verbale e multa. Per quanto uno faccia, non appattano mai, queste carte.

Nel corso della conferenza stampa che ha tenuto a Vinitaly il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha promesso testualmente “lotta senza quartiere alla devastante burocrazia che sta uccidendo l'Italia e in particolare questo settore” e ha presentato l’inziativa “#campolibero” che fa capo al Ministero delle Politiche Agricole (il cui titolare Martina era a fianco di Renzi alla conferenza); uno dei punti forti del programma è appunto lo snellimento della burocrazia, divenuta un costo insostenibile per le aziende, un ostacolo continuo alla normale gestione di impresa e una fonte continua di stress. Sebbene sia apprezzabile il fatto che il governo sia consapevole del problema e buone siano le intenzioni, ho paura che si tratti di una promessa molto difficile da mantenere. I funzionari che detengono il più angosciante, kafkiano, dei poteri, il “potere del timbro” con cui si concede o si nega un’autorizzazione, si manda avanti una pratica o la si ferma, non molleranno la presa tanto facilmente, con la motivazione che tanto “i politici passano, i funzionari restano”.

E non è nemmeno un problema solo italiano, perché i funzionari della comunità europea spesso non sono da meno, e su quelli la politica nazionale non ha nessun potere, almeno quella italiana. Ma, restando in Italia, non si può pensare a uno snellimento della burocrazia senza, nello stesso tempo, ridefinire i ruoli, le responsabilità, i diritti e i doveri dei funzionari e dei dirigenti pubblici (e, in quest’ultimo caso, anche il loro numero, almeno in alcune regioni). Perché, oltre a norme inutili o troppo complicate, il problema è che la norma è sempre soggetta a un certo grado di interpretazione, e la sua applicazione nel senso più restrittivo, adottata regolarmente verso i cittadini più deboli e le imprese più piccole, molto meno verso chi può vantare potere politico o economico, è da sempre il modo migliore e più facile per non assumersi responsabilità. Ma un dirigente che non si assume responsabilità, e permette ai suoi sottoposti di non assumersi le loro, che cosa ha del dirigente, a parte lo stipendio? Certo non tutti sono così, ma molti, in particolare quelli promossi ai loro incarichi più per le amicizie personali e politiche che per la vita e le opere. Invece di fornire un supporto alle imprese per aiutarle a districarsi nei labirinti normativi prevale il concetto “ti becco in fallo e ti frego”. Ad aumentare il marasma ci sono fornitori di servizi, esperti, consulenti, controllori e certificatori vari, e Renzi ha chiamato in causa anche le associazioni di categoria. Se alle parole seguiranno fatti non lo so, ma chi ha speranza può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per osservazioni e suggerimenti.

SOMMARIO

Editoriale: Le carte non appattano (M. Gily)

viticoltura

Gli innesti a marza primaverili di Riccardo Castaldi

Gli antiperonosporici non sono tutti uguali di Antonio De Bosis

Agrofarmaci e salute, dai laboratori alle etichette di Donatello Sandroni

Gli elementi per una moderna gestione del mal bianco di Tito Caffi, Sara E. Legler, Vittorio Rossi

Barbera, vitigno e vino moderno di Daniele Dellavalle e Maurizio Gily

enologia

La qualità si fa nelle cantine pulite di Alessandra Biondi Bartolini

Caro- barrique: colpa dei cinesi? di Tony Scott

Cantine sostenibili: Tenuta Fontanafredda di Enrico Marengo

Un alleato in cantina di Nir Levav

economia

Sostenibilità nel Soave: parte la Green Label di Lucia Vesentini

Vino e GDO: dati e tendenze di Monica Pisciella

cultura e società

Il circolo dei crote' di Fontanafredda di Lorenzo Tablino

La matina ce se alsava presto... di Magda Beverari

Terroir, il cammino del sud  di Maurizio Gily

Swartland revolution di Sara Cabrele

La pagina degli eventi

Recensioni

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