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Ah, non conoscete il Recioto. Continuiamo così, facciamoci del male

"Cioè, praticamente lei non ha mai assaggiato la Sachertorte. Continuiamo così, facciamoci del male". La scena cult del film "Bianca" di Nanni Moretti è quella che mi sovviene e mi resta in mente al termine della degustazione di ben sette versioni di Recioto, proposta dagli amici della cantina di Negrar in Valpolicella, dove il recioto è nato svariati secoli prima del suo discendente oggi più famoso: l'Amarone, battezzato nel 1936 proprio presso la cantina della Valpolicella, frutto di uno di quei dispetti microbiologici, tipici dei lieviti, che a volte fanno miracoli: fermentare quando non devono (nascita dell'Amarone), non fermentare quando devono (nascita dell'Asti spumante).

Il modo per sapere l’origine esiste, si chiama DOP

La battaglia per una normativa europea che imponga l’obbligo di indicare in etichetta, senza finzioni e stratagemmi, l’origine almeno di alcuni alimenti semplici, con un solo componente, come l’olio etravergine, il latte, la passata di pomodoro, è destinata, temo, alla sconfitta. 

Vignaiolo Vespa, lascia che ti spieghi

Basta avere una vigna e una bottiglia con il proprio nome in etichetta per definirsi vignaiolo? Parrebbe la classica questione di lana caprina, e tale sicuramente pare a Bruno Vespa, diventato di recente anche produttore di vino, con l’originale scelta di Riccardo Cotarella come consulente enologico.

Lamento del pennivendolo

Ill.mo presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania Dr. Ottavio Lucarelli.

Egregio presidente

Sono un agronomo specializzato in viticoltura ed enologia e giornalista pubblicista iscritto all’ordine del Piemonte. Dirigo una rivista di divulgazione tecnico-scientifica rivolta alla filiera del vino, “Millevigne” particolarmente focalizzata sui temi della produzione sostenibile.  (Questa lettere è ora ospitata sul blog del sito www.millevigne.it)

Barolo boys, fu vera rivoluzione?

Prima di parlare della rivoluzione dei "Barolo boys", titolo di questo bel “docu-film” di Paolo Casalis e Tiziano Gaia, occorre una premessa.  Se i Galli di Asterix hanno una sola paura, che il cielo gli cada sulla testa, i Galli Piemontesi ne hanno un’altra: che qualcosa o qualcuno possa arrivare di colpo a cambiare le loro abitudini. In altre zone d’Italia, ma pure in Francia e in Spagna, negli anni ’80 e ’90, giovani produttori (e anche meno giovani) attuavano in cantina cambiamenti importanti per modificare il gusto dei vini in senso più “moderno”, riducendo le rese in vigna, attuando macerazioni brevi e intense, usando in modo estremo, fino al caricaturale, il rovere nuovo e il legno piccolo.

Norme sull'etichettatura, un gran pasticcio

"Ribellarsi è giusto!" è il titolo di un libro di Jean Paul Sartre. Lo stesso pensiero attraversa i territori del vino italiano colpiti dall'ennesimo caso di stupidità burocratico-normativa. Per non entrare in conflitto con la tutela delle DOP, i produttori dovrebbero evitare di "nominare invano" il nome della loro regione non sull'etichetta vera e propria, come già è oggi, ma anche su altri materiali di comunicazione, depliant, siti internet ogni volta che tale nome corrisponde a una DOP o è parte di una DOP.

la tragedia di Refrontolo e il ritorno dei pataccari

Molinetto della Croda, comune di Refrontolo, zona del Prosecco. Una festa di paese organizzata in un luogo insicuro, praticamente nell'alveo di un torrente, già lambito da un'alluvione in febbraio; e questo in presenza di previsioni del tempo minacciose e con un suolo già impregnato di acqua dalle abbondanti piogge dei giorni precedenti. Nessuno temeva il peggio, ma il peggio è arrivato e si è portato via quattro vite, con la piena improvvisa del torrente Lierza.

autoctono, chi era costui?

Riflessioni su un aggettivo

Un recente comunicato della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ci ha spiegato l'obiezione dell'associazione rispetto alla definizione di vitigno "autoctono" contenuta nella bozza del testo Unico della Vite e del Vino attualmente in discussione in commissione agricoltura della camera. 

UNESCO: il lavoro contadino genera bellezza

23 giugno 2014. Sulle colline del Piemonte si festeggia la proclamazione dei paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato come patrimonio mondiale dell’Umanità, proclamata ieri a Doha, in Qatar, dall’assemblea dei delegati UNESCO.

Expo 2015 del vignaiolo assente

A Vinitaly è stato annunciato che il Ministero delle Politiche Agricole ha assegnato a Veronafiere/Vinitaly il compito di coordinare il Padiglione del Vino alla prossima Expo 2015 di Milano.

La difficoltà di farsi piacere la biodiversità

Oggi si parla molto di biodiversità, quasi quanto di sostenibilità. Ne parla molto, tra gli altri, l’Europa, nella nuova formulazione della PAC e del piano di sviluppo rurale, per il quale promuovere la biodiversità, come già nel passato periodo di programmazione, rimane un obiettivo strategico. Ma, storicamente, l’agricoltura non solo non promuove la biodiversità, ma la combatte aspramente: sono l’acqua santa e il diavolo.

Sostieni Giboulot. O anche no

L’eroe del momento si chiama Emmanuel Giboulot, vigneron di Beaune, Côte d’Or, Borgogna. Oppone fiera resistenza all’arcigno stato francese, che, secondo una versione diffusa soprattutto su blog e social network,  lo vorrebbe “obbligare ad inquinare”, attraverso il trattamento insetticida contro il vettore della flavescenza dorata, prescritto da un decreto prefettizio (pressoché analogo a quello vigente in Italia). Giboulot si è rifiutato insistentemente e pubblicamente, ed è stato per questo rinviato a giudizio.

La cicuta di Velenitaly

AGGIORNAMENTO: in forza di una pacifica "sollevazione popolare" contro la sentenza di primo grado, che si è manifestata soprattutto sul web, anche grazie ai molti colleghi che hanno rilanciato la notizia, ho deciso di aprire una sottoscrizione pubblica per finanziare le spese legali del processo di appello. Sono commosso e onorato dalla straordinaria solidarietà dei colleghi e dei viticoltori italiani verso di me e verso Millevigne. La si può toccare con mano su questa pagina: 
http://www.buonacausa.org/cause/velenitaly-ricorso-in-appello-per-maurizio-gily

Blind tasting, surprise tasting!

A St.Helena, Napa Valley, California, hanno organizzato una sessione di degustazione per confrontare diverse tecniche enologiche. Vi ha partecipato un gruppo composto da 60 enologi di cantine che fanno parte della Napa Valley Vintners, la locale associazione di produttori. I 21 test, tutti anonimi, hanno riguardato tecniche enologiche, lieviti, tappi, eccetera.

Il vino è veleno. Quello degli altri

Oggi devo purtroppo venire meno al proposito di non occuparmi più del vino cosiddetto naturale, cioè (più o meno) prodotto senza l’uso di additivi o coadiuvanti. Proposito che nasceva non da qualche ostilità verso questi produttori o i loro vini, che anzi spesso apprezzo e molto (quando sono buoni, va da sé…): ma dalla convinzione di aver ormai esaurito, per quanto mi riguarda,  l’argomento in tutte le sue sfumature: la denominazione, l’etichettatura,  gli aspetti igienico-sanitari, la certificazione, la comunicazione, i limiti e le opportunità di questo approccio alla produzione e al mercato.

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