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Dissesto idrogeologico, gravi danni tra Gavi e Acqui

Le eccezionali piogge di ottobre e novembre nell'alessandrino hanno messo in luce la fragilità del territorio.

La recente ondata di maltempo ha lasciato profondi segni tra i colli dell’alessandrino meridionale. 

Se nella zona settentrionale della provincia le piogge hanno contenuto i danni, seppur con frane localizzate, nei comuni circostanti Gavi e in tutto il Novese si ricorderà per molti anni ancora quanto appena avvenuto durante gli intensi eventi idrologici del 21-22 ottobre e del 23-24 novembre.

Il territorio del basso alessandrino presenta terreni alluvionali, a componente argillosa e siltoso arenacea, afferenti a formazioni pleistoceniche (Quaternario) del miocene-oligocene e terziarie (Terziario). Le pendenze sviluppate dai versanti sono mediamente poco acclivi, con locali pendenze superiori ai 15°, eccezionalmente oltre i 20°.

A cinque anni dall’evento pluviometrico più intenso mai registrato in precedenza, che il 13 ottobre 2014 aveva visto scendere oltre 420 mm di pioggia in sole 24 ore, nei giorni tra il 21 e 22 ottobre è stato stabilito il nuovo record, che ha visto superare il precedente primato con 486 mm in 24 ore.

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Evento meteo del 21-22 ottobre 2019 – Fonte Arpa Piemonte

Nell’evento successivo del 23-24 novembre, il terreno già saturo, (se non sovrasaturo), di acqua, ha visto la ripetizione straordinaria del picco di piogge che, questa volta, si è limitato a “soli” 350 mm in 24 ore. Complessivamente, nel mese intercorso tra i due eventi sono scesi oltre 1000 mm di pioggia, in media, sul territorio in esame.
Il reticolo idrografico, già sovraccaricato, è letteralmente impazzito con importanti esondazioni in tutta la piana novese e della Fraschetta.

Il Torrente Lemme, affluente di destra dell’Orba, ha ripetuto le performances del 1977, 1987 e 2014, con imponenti piene ed allagamenti, specie nel corso dell’evento di ottobre. Il Torrente Orba ha paurosamente ripetuto quanto già visto analogamente negli stessi eventi, ripetendo le rotture arginali e inondazioni in destra idrografica con lo stesso copione di sempre.
Qualunque suolo, in queste condizioni meteorologiche e idrologiche, non risulta idoneo a sopportare il carico idrico ed il conseguente decadimento delle proprietà geotecniche (il cosiddetto limite liquido e limite plastico), fluidificandosi e plasticizzando, sino a raggiungere condizioni di rottura e/o successiva fluidificazione.

Gavi, fluidificazioni dopo l’evento di ottobre 2019 (drone)

Quanto osservato nei vigneti del Gaviese, nelle scorse settimane, era oramai quasi dimenticato nella memoria dei più anziani vignerons alessandrini.

Le zone più colpite appaiono, nuovamente, le zone del Gavi nel settore di Rovereto, oltre che nella valle dell’Ardana e del Lemme; significativi ruscellamenti, erosioni e frane nella zona verso San Cristoforo e Pasturana. Non è stata risparmiata la zona di Monleale e Volpedo. Molto estesi i danni per frana segnalati nella zona di Monleale (non a caso il significato del toponimo deducibile dal dialetto “Mulià”, è “terra molle”).

Gavi, Valle del Lemme, fluidificazioni dopo l’evento di ottobre 2019 (drone)

A Gavi, nella valle del Torrente Ardana, settori già interessati da modeste frane quiescenti nella zona a sud del concentrico, hanno visto l’attivazione di fenomeni gravitativi di estensione impressionante.

Ma anche fuori provincia si contano i danni: l’Astigiano è stato interessato da molti dissesti nei vigneti con alcuni fenomeni di scorrimento planare.

 Soluzioni?

Alla luce dei cambiamenti climatici in corso, appare presumibile che tali fenomeni estremi possano reiterarsi con maggior frequenza, dato il ripetersi, tra la tarda estate e l’inverno, di perturbazioni atlantiche che apportano fenomeni meteorologici autorigeneranti sul Mediterraneo e sul golfo di Genova, scaricando poi gli apporti di umidità sull’Appennino. Quando il crinale viene superato sono guai per le valli alessandrine e cuneesi, con le testate di Bormida, Orba, Lemme e Stura di Ovada che velocemente diventano dei collettori con istantanee risalite dei livelli dei corpi idrici. Spesso si tratta di perturbazioni veloci ma, come nei casi recenti, il blocco della perturbazione causato da fenomeni di alta pressione sui Balcani induce lo stazionamento del vortice depressionario sull’Italia per giorni e giorni, con accumuli di piogge crescenti.

Il reiterarsi delle frane per colamento e fluidificazione sotto ai Forti di Gavi (Web)

Il consiglio, seppur non risolutivo per eventi di questa entità, è quello di non lesinare su progetti di nuovi impianti, prevedendo una corretta progettazione geo-idrologica delle superfici coltivate e  soprattutto delle capezzagne, con scoli e regimazioni adeguatamente dimensionati e, non ultimo, sistemi di drenaggio profondi che assicurino un sufficiente smaltimento delle infiltrazioni, limitando il più possibile (pur non facendo miracoli) il superamento del limite liquido e limite plastico dei terreni più argillosi.

Oramai le tecnologie in commercio consentono interventi rapidi ed efficaci, ma che necessitano di progettazione e dimensionamento adeguati, in funzione dei parametri geologici e geotecnici dei terreni.  Verifiche di stabilità specialistiche assicurano la tenuta nel tempo delle sistemazioni.

 

 foto in apertura di Davide Ferrarese. Sullo sfondo il forte di Gavi

 

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