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Enoturismo, pubblicato il Decreto

Un passo avanti per l'accoglienza in cantina.

(Foto di apertura: uno dei pannelli del percorso di visita di Vite Colte a Barolo, illustrati dall'artista Maupal)

Ebbene sì, tra il giubilo di enti e associazioni, è stato firmato lo scorso Marzo dal Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Sen. Gian Marco Centinaio, il Decreto sulle Linee guida in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l'esercizio dell'attività enoturistica in Italia.

Il ministro ha dichiarato: "Abbiamo trovato l'intesa con le Regioni, un'intesa costruita con il supporto di tutti i rappresentanti della filiera. È un grande successo utile a dare fiducia al settore, fortemente strategico per l'economia del nostro Paese. Raccontiamo finalmente i territori e le loro eccellenze. Un passo avanti importante, atteso, necessario per regolamentare il settore e promuovere il rapporto tra territorio, prodotti agroalimentari e turismo, soprattutto nelle aree interne e nelle zone a forte vocazione vitivinicola".

"Questo Decreto servirà alle aziende vitivinicole per regolamentare le loro attività di accoglienza, di divulgazione e degustazione, e cerca di fare ordine nelle molteplici attitudini al turismo delle diverse cantine. Tutto ciò è volto alla valorizzazione del territorio e rappresenta un incentivo alla conoscenza per chi sarà fruitore dell'enoturismo", sottolinea il Ministro.

Questo decreto è un notevole passo avanti per quanto riguarda la divulgazione di tutto ciò che è legato al vino: non solo la degustazione del prodotto, ma anche i metodi di produzione, le cantine, i vigneti e i paesaggi viticoli in qualità di leva di attrattività nei territori e nei luoghi della produzione.

Autorevoli sono le voci che si sono espresse in termini positivi sulla novità legale: una su tutte Nicola D’Auria, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino, ha dichiarato che “Con questo provvedimento vengono completate alcune semplificazioni fiscali per le aziende agricole e vengono definiti anche degli standard minimi di qualità dei servizi offerti. Inoltre il settore viene dotato di un quadro normativo completo e armonizzato a livello nazionale. Quest’ultimo fattore, in particolare, potrà certamente incoraggiare le imprese e le associazioni di categoria a trovare e implementare una strategia organica comune delle attività enoturistiche, con la possibilità di promuovere in futuro anche un logo unico a livello italiano”.

Ecco in sintesi ciò che enuncia l’Articolo 2 del decreto, che riafferma i requisiti generali di carattere igienico-sanitario e di sicurezza, e stabilisce inoltre linee standard per regolare l’attività enoturistica.

Il primo punto concerne l’apertura settimanale o anche stagionale di minimo tre giorni, all’interno dei quali possono essere compresi la domenica, i giorni prefestivi e festivi, mentre il secondo impone l’impiego di strumenti di prenotazione delle visite, preferibilmente informatici.

Importanti -anche se sembrano scontati- i punti riguardanti l’utilizzo di:

-cartellonistica da affiggere all’ingresso dell’azienda che riporti i dati relativi all’accoglienza enoturistica, inclusi almeno gli orari di apertura, la tipologia del servizio offerto e le lingue parlate;

-la dotazione di un sito o pagina web aziendale.

Fondamentale l’introduzione dell’argomento “materiale informativo” sull’azienda e sui suoi prodotti, che deve essere stampato in almeno 3 lingue, compreso l’italiano. Il mio primo pensiero conseguente alla lettura di questo punto va all'importanza che ricopre una traduzione di ottima qualità: il testo in lingua straniera dovrebbe essere tradotto o corretto da professionisti o madrelingua, viste le numerose traduzioni quantomeno fantasiose che si possono trovare su depliant e brochure. Spesso tendiamo a sottovalutare le parole, ma esprimersi nel modo giusto è il primo passo per emozionare, affezionare. 

La lingua del materiale formativo non è l’unico oggetto trattato, ma altresì i suoi argomenti: deve contenere informazioni sulla zona di produzione, sui prodotti tipici e locali con particolare riferimento alle produzioni con denominazioni di origine sia in ambito vitivinicolo che agroalimentare, sulle attrazioni turistiche, artistiche, architettoniche e paesaggistiche del territorio. A “prima vista” questo punto può non apparire fondamentale agli occhi di chi legge e soprattutto alle aziende interessate, ma si rivela invece un argomento cruciale: i migliori manuali del turismo lo descrivono come uno sport di squadra, non si vince né si perde da soli, le aziende che pretendono di affrontare il mercato da sole finiscono per rimanere invisibili, oppure non riescono a recuperare l’investimento profuso ai fini di avere visibilità. I titolari delle cantine devono concepire il loro territorio come parte di un unico insieme comprensivo della propria realtà, chi getta ombre sul territorio o -altrettanto grave- sulla reputazione delle aziende circostanti e/o concorrenti, vi trascina anche la reputazione della propria azienda e dei propri prodotti, delle proprie bottiglie. L’Italia è sempre stata la terra del campanilismo, e questa attitudine suscita spesso simpatia nei visitatori stranieri, ma in questo caso si rivelerebbe un gioco controproducente per tutti. 

 Altri aspetti molto concreti sono quelli che concernono il cuore delle attività dell’enoturismo: 

-la degustazione vera e propria, che deve essere effettuata con calici in vetro o altro materiale igienizzabile e che non comprometta le caratteristiche sensoriali del prodotto; 

-gli ambienti dedicati e adeguatamente attrezzati per l’accoglienza e la tipologia di attività in concreto svolte dall’operatore enoturistico.

Fin qui tutto bene -anche se un po' generico- ma ecco introdotta questa figura dell’operatore enoturistico, che sempre secondo il decreto “deve essere dotato di competenza e formazione, anche sulla conoscenza delle caratteristiche del territorio, é la figura identificata fra il titolare dell’azienda o i famigliari, i dipendenti e i collaboratori esterni”.  In sostanza viene messo l’accento sull’importanza del background culturale degli addetti all’accoglienza. La formazione tecnico-pratica degli addetti ai lavori così come il compito di vigilare sulla loro competenza sarebbero affidati alle regioni.

Questo potrebbe essere definito come il punto cruciale, anche se tanto fondamentale quanto espresso in modo vago. Quali sono i criteri di giudizio per stabilire se una persona è adeguatamente formata per questo mestiere? Chiaramente l’intento di questa domanda è provocatorio. Eh sì, perché una figura professionale di livello come questa dovrebbe rispondere a molti più requisiti di quello che si è portati ad immaginare, e sfortunatamente questi requisiti sono difficilissimi da quantificare in punteggi. Alcuni esempi: non basta saper parlare le lingue straniere, bisogna saper trasmettere in lingua straniera, che è ben più complicato. Non basta essere simpatici, bisogna essere empatici: non tutti gradiscono battute di spirito durante una visita, c’è chi preferirebbe un certo grado di serietà, e bisogna saperlo intuire “on the go” da bravi psicologi osservatori. Non basta conoscere la storia locale o il territorio, bisogna intrattenere ed appassionare le persone con dei racconti, e modularli in durata e complessità su chi ci sta innanzi. Non basta conoscere l’enologia e la viticoltura, bisogna farle comprendere a tutti i livelli e senza risultare noiosi o senza dare quella sgradevole impressione di saccenza. Non basta saper degustare un vino secondo tutti i crismi delle scuole contemporanee per guidare una degustazione, serve la variazione sul tema, il segreto che incuriosisce, il suggerimento originale che stupisce. Non basta infine sorridere col viso, bisogna sorridere con l’anima, per far innamorare le persone di un vino, di un’azienda, di un territorio, di quell’istante.

Troppi imprenditori vinicoli non curano particolarmente il personale addetto al contatto con il pubblico, quando invece la conoscenza, l’entusiasmo e la piacevolezza della guida si rifletteranno non solo sul vino in degustazione in quel momento, ma sull’azienda in toto: non si possono pretendere turisti interessati, acculturati e disposti alla spesa, se non offriamo loro -oltre che prodotti di qualità- guide esperte ed appassionate, esperienze indimenticabili che giustifichino il loro prezzo.

Ecco quello che potremmo definire il nervo scoperto di questo decreto: sottovalutare la difficoltà nel giudicare ed abilitare gli operatori ad uno dei mestieri più sfaccettati e multidisciplinari; per ora gioiamo per il grande passo avanti che è stato fatto e ci auguriamo che porti questo settore alla giusta dignità che merita.

SITOGRAFIA

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2019/04/15/89/sg/pdf

https://www.robertagaribaldi.it/enoturismo-arriva-il-decreto-le-linee-guida-e-standard-minimi-di-qualita-per-lenoturismo/

http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/istituzioni/2019/03/12/centinaio-firmato-decreto-su-enoturismo-portera-crescita_94633298-3880-4bfe-a7a2-5314f9cced81.html 

https://www.gamberorosso.it/notizie/enoturismo-adesso-si-parte-davvero/

https://vigneviniequalita.edagricole.it/featured/lenoturismo-e-finalmente-legge/

Mipaaft - Firmato Decreto Enoturismo, Centinaio: "Si apre una nuova stagione con opportunità di crescità per tutta la filiera"

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