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Il nuovo PAN fa paura

Le istanze ambientaliste mettono in crisi alcuni modelli produttivi.

Negli ultimi anni i rapporti tra l’ambientalismo e il “consumerismo” da una parte e l’agricoltura dall’altra si sono andati inasprendo, soprattutto nella vecchia Europa, mentre altre parti del mondo sembrano molto meno sensibili alle problematiche di questa convivenza, che è comunque necessaria.

Il P.A.N., Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei fitofarmaci, emanato nel 2014 sulla base della direttiva europea 2009/128/CE, si avvia alla conclusione del suo primo periodo di attuazione, ed è oggetto in questi mesi di un processo di revisione che dovrebbe concludersi entro l’anno. Le prime bozze sono oramai state discusse nelle sedi competenti, per perfezionare il testo ci sarà una consultazione pubblica con le rappresentanze degli agricoltori, dei consumatori, delle associazioni.

Alcune indiscrezioni che sono trapelate, fermo restando che non c’è per ora nulla di definitivo, sono destinate a generare discussioni. Forniamo qualche ufficiosa anticipazione:

  • C’è l’intenzione di raccordare il PAN al P.S.R. (piano di sviluppo rurale), il che significa, concretamente, indirizzare una parte di investimenti destinati alle imprese alla realizzazione degli obiettivi del PAN. Ad esempio acquisto di macchine innovative per la distribuzione dei trattamenti a basso consumo e riduzione della deriva; tecnologie intelligenti di precision farming per ottimizzare la difesa e la fertilizzazione; realizzazione e implementazione di reti agrometeorologiche e di modelli epidemiologici collegati;
  • Un rinnovato impegno per la salvaguardia delle api e dei pronubi. La Francia è già “scattata in avanti” sotto questo aspetto con la messa al bando di tutti i neonicotinoidi;
  • Limitazione o divieto di utilizzo di mezzi di distribuzione con elevata deriva (i cosiddetti cannoni). Il che potrà essere un problema soprattutto per le zone con alte pendenze e difficoltà di accesso per le macchine, nonché per le colture erbacee.
  • Uso dei droni: potrebbe entrare in vigore una deroga rispetto al divieto dei trattamenti aerei per questi velivoli senza pilota, in grado di volare a bassissima quota (due metri o meno dalla chioma) e con minimo effetto di deriva. In verità la tecnologia è ancora un po’ indietro, con problemi da risolvere in fatto di portata di acqua e di autonomia di volo, ma si va evolvendo rapidamente. Prossimamente ne parleremo su Millevigne.
  • Il tema della “convivenza”, cioè il rispetto della popolazione residente e delle aree sensibili (parchi pubblici, piste ciclabili etc.) sarà una tema centrale del PAN. In Italia il tema è molto sentito soprattutto in alcune regioni (Veneto e Trentino in particolare) dove la vicinanza delle abitazioni ad aree viticole e frutticole crea spesso attriti. Si parla di distanze di rispetto, per i trattamenti, fino a 40 metri (da 15 a 40 a seconda dei casi), riducibili con l’ausilio di mezzi antideriva.
  • Il “vicinato” dovrebbe essere informato del trattamento in programma con 24 ore di anticipo.

Tutti questi punti, e molti altri, saranno oggetto nei prossimi mesi della consultazione pubblica. Dove è facile immaginare che, almeno in alcune regioni, tra ambientalisti e agricoltori voleranno gli stracci. Mentre sarebbe opportuna una convergenza nell'interesse di tutti, basata su dati concreti e non su pregiudiziali teoriche, innocentiste o colpevoliste che siano.

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