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Un centesimo a bottiglia per la ricerca genetica

La proposta del Professor Pezzotti nel'ambito di di un corso tenuto all'Università internazionale di Pollenzo. 

La ricerca genetica nella medicina umana ha già permesso notevoli progressi, e gli sviluppi nei prossimi anni potrebbero essere spettacolari, offrendo soluzioni a malattie oggi incurabili. Una prospettiva alla quale tutti, salvo forse qualche rara eccezione, guardiamo con favore e speranza.

In agricoltura la genetica di ultima generazione suscita invece molti dubbi e l’accettazione da parte dell’opinione pubblica non è per nulla plebiscitaria. Il grado di informazione sulle nuove tecnologie è molto scarso anche tra le persone istruite, e l’argomento si presta molto bene a campagne di opinione “emozionali” che lanciano anatemi contro l’uomo che osa mettere le mani nel nucleo della cellula, quasi un oltraggio ai misteri del creato.
In viticoltura le resistenze sono particolarmente tenaci, anche perché nel vino il ruolo giocato dalla tradizione e dalla sua narrazione è fondamentale e l’apertura dei produttori e dei consumatori all’innovazione spesso si ferma di fronte alle “colonne d’Ercole” della genetica.

Anche le nuove varietà tolleranti alle malattie, frutto di incroci, quindi di un metodo tradizionale di miglioramento genetico, incontrano in diverse regioni barriere poco razionali, che non consentono neppure di autorizzarne la coltivazione per vini senza denominazione di origine (per le DOC per ora in Europa non si possono usare).

Quando si parla di ingegneria genetica le barriere salgono ulteriormente. In viticoltura la transgenesi intesa in senso stretto, cioè il trasferimento di geni da una specie ad un’altra con cui non ha alcun grado di parentela, non è all’ordine del giorno e forse non lo è mai stata, nemmeno a livello di ricerca di base. Il vantaggio del genere Vitis rispetto ad altre specie è che vi si trovano geni di resistenza (in particolare in viti asiatiche e americane) alle principali malattie fungine, che possono essere trasferiti tra specie diverse ma tra loro interfertili: cioè si tratta di uno scambio di materiale genetico che potrebbe avvenire anche in natura tramite l’impollinazione. Si parla in questo caso di cis-genesi. Il vantaggio rispetto all’incrocio è che consente di trasferire solo il carattere desiderato (resistenza) senza la “zavorra” di altri caratteri indesiderati e mantenendo il profilo organolettico della varietà.  
La nuova frontiera è però il genome editing che consente di intervenire direttamente su singoli geni senza introdurre nessun elemento esterno, con un meccanismo che è del tutto simile a quanto avviene in natura con le mutazioni spontanee, che sono, come noto, alla base dell’intero processo evolutivo. Infatti mutazioni ottenute per questa via non sono in nessun modo distinguibili da quelle che avvengono in natura. https://it.wikipedia.org/wiki/CRISPR

Poiché la Corte di Giustizia europea ha però stabilito che organismi modificati tramite CRISPR devono essere assimilati agli OGM ai sensi della legislazione, ne deriva che in Italia, dove gli OGM non solo non si possono coltivare, ma non possono neppure essere oggetto di sperimentazione in campo aperto, la scuola dei genetisti italiani, che pure ha elevata autorevolezza a livello internazionale, si trova al momento come un’auto da corsa con le gomme sgonfie e senza benzina. O quasi.

Un importante esponente di questa scuola, membro del consorzio di ricerca italo-francese che per primo ha sequenziato il genoma della vite (2007), è il Prof. Mario Pezzotti, ordinario di genetica agraria all’Università di Verona.

Pezzotti è stato di recente in Piemonte per tenere una master class sulla genetica in viticoltura agli studenti dell’Università di Pollenzo. Si è trattato di un evento di particolare importanza per una facoltà fortemente orientata alla tutela dell’ambiente e alla salubrità ed eticità delle filiere alimentari. Non sono mancati momenti dialettici tra il professore e alcuni studenti ma il tutto si è svolto in un clima di grande attenzione e interesse.

Tra i vari argomenti Pezzotti ha rilanciato una sua proposta: un centesimo per ogni bottiglia da destinare alla ricerca. Una partnership organizzata a livello nazionale tra la ricerca e la produzione, con costi minimi per la produzione. Un sistema simile a quello che opera in Australia (con costi ben maggiori per i produttori di un centesimo di euro).

Un’ottima idea, che temo però destinata a restare tale.

E' importante però che si apra una fase nuova, e spero che la conferenza di Pollenzo sia servita a questo, in cui la ragione prevalga sulla paura dell’ignoto. Che non vuol dire prendere per buono tutto quello che è nuovo, ma valutare caso per caso rischi e benefici, sapendo che i secondi possono essere molto alti.

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