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Nella "Top 100" di Wine Spectator 19 vini italiani, tra cui il "numero uno"

Il Bolgheri Sassicaia 2015 sul gradino più alto del podio. La selezione "Arnaldo Rivera" di Terre del Barolo entra nel Gotha mondiale con la prima annata prodotta.

L’autunno è, da tempo, stagione di classifiche per ristoranti e cantine.  

Lusinghieri e importanti risultati ha ottenuto il vino italiano nella guida forse di maggior rilievo e prestigio internazionale, quella della rivista americana Wine Spectator.  

Quella italiana è una crescita continua in fatto di qualità percepita tra i consumatori, e di immagine che si è ormai consolidata sui mercati internazionali.

Wine Spectator seleziona ogni anno, dal 1988, i top 100, ovvero le 100 migliori bottiglie del pianeta, dopo migliaia di degustazioni da parte dei suoi esperti.

Lo scorso anno i vini italiani presenti nella lista top 100 erano 16, mentre in quest’ultima edizione sono saliti a 19, circa 1/5 del totale.

In testa alla classifica troviamo troviamo proprio un Italiano, il Sassicaia 2015, il celebre vino prodotto dal marchese Niccolò Incisa della Rocchetta nella Tenuta San Guido a Bolgheri.

Ma nella classifica sono presenti i grandi nomi dell’enologia italiana, con qualche eccezione ben inteso. C’è il consueto trionfo della Toscana e del Sangiovese, mentre il territorio di Langa presenta ben tre cantine. Troviamo nella classifica: un Chianti Classico Riserva 2015 di Castello di Volpaia, al n. 3, un Nobile di Montepulciano, di Carpineto al n. 11. Spezza il monologo toscano un piemontese, il Barbaresco Rabajà Riserva 2013 dei Produttori del Barbaresco, alla n. 13, quindi è la volta del Brunello di Montalcino 2013 di Canalicchio di Sopra alla posizione n. 15 e del Brunello di Montalcino 2013 di Caparzo alla n. 17, con il Chianti Classico 2016 di San Felice alla n. 19. Alla posizione n. 24, c’è il Tignanello 2015 di Antinori, ma c’è da scorrere fino alla n. 51 per trovare un’altra etichetta tricolore, lo Slatnik S Label 2015 di Radikon (Friuli Venezia Giulia), mentre alla n. 54 c’è il Barolo Undicicomuni Arnaldo Rivera 2013 di Terre del Barolo ed al n. 60 il Chianti Classico Vigna del Sorbo Gran Selezione 2015 di Fontodi. Alla n. 67 troviamo il Pinot Grigio Vigneti delle Dolomiti 2017 di Tiefenbrunner, seguito dal Soave Classico Otto 2017 di Prà, alla posizione n. 73 e dal Trebbiolo 2016 di La Stoppa al n. 76 (Emilia). Alla posizione n. 81, dalla Calabria, il Critone Val di Neto 2017 di Librandi, mentre alla n. 88 c’è il Barolo 2014 di Paolo Scavino, alla n. 96 il Montefalco Sagrantino Colle alle Macchie di Tabarrini ed alla n. 99 il Lambrusco di Sorbara del Fondatore 2016 di Cleto Chiarli e Figli.  

Il Barolo “Undicicomuni ArnaldoRivera 2013” della cantina Terre del Barolo

Grande soddisfazione tra gli oltre 200 soci della cooperativa, a completamento di un lungo percorso iniziata sessanta anni fa. Dichiara Stefano Pesci, direttore: “Per la nostra cantina è un grande orgoglio essere entrati a far parte di questa ristrettissimo gruppo di aziende con la prima annata prodotta, la 2013”. Il Barolo”Undicicomuni” è il vino più importante del progetto Arnaldo Rivera e rappresenta l’emblema dei valori tradizionali e della vinificazione classica del Barolo, attraverso un’accurata scelta delle migliori uve in tutti gli undici comuni della denominazione. E’ sicuramente il vino che richiede la maggior cura e attenzione in cantina: si tratta, infatti, di dover assemblare uve raccolte in momenti diversi, provenienti da terroir diversi, creando in ogni annata un’opera di grandissimo equilibrio, proprio come un’artista unisce i colori per completare la sua tela. Si può quindi definire il Barolo undicicomuni come il nostro vino più complesso e che rappresenta maggiormente la peculiarità dei nostri viticoltori e dei loro vigneti distribuiti in tutti gli undici villaggi della denominazione”.

Il Presidente di “Terre del Barolo” Paolo Boffa invece pone l’accento sulla figura di Arnaldo Rivera: “A pochi giorni dalla ricorrenza dei 60 anni della fondazione della Cantina è davvero straordinario che in tutto il mondo venga celebrato attraverso un grandissimo Barolo la figura e il nome di Arnaldo Rivera che negli anni difficili del primo dopoguerra, ha posto le basi per quanto noi possiamo e dobbiamo continuare a fare oggi per il nostro territorio di Langa, seguendo il suo insegnamento e i valori, ancora oggi sempre più attuali”.

 

 

 

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