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ForwardFarming, Bayer per un vino sostenibile

i.p. Millevigne promozione

L’esperienza dell’azienda Capurso in Valpolicella.

Il tema della sostenibilità dei processi produttivi occupa sempre più spesso le pagine dei giornali e del web, comprese quelle che trattano di viticoltura. E si può dire che nel campo agricolo la viticoltura è quella più citata, sia come esempio negativo, spesso gravato da esagerazioni giornalistiche (trattamenti antiparassitari che inquinano, uccidono le api, avvelenano le famiglie che abitano vicino ai vigneti…) che per gli esempi positivi che molte aziende sono in grado di offrire. L’industria chimica sta normalmente dalla parte degli imputati. Ma questa vecchia prospettiva può essere modificata dagli sforzi che alcune aziende produttrici di agrofarmaci fanno per sottrarsi a questa cattiva fama: accreditarsi come operatori dalla parte dell’uomo e dell’ambiente, legittimando nel contempo anche il ruolo e il lavoro dell’agricoltore, è lo scopo del progetto Bayer ForwardFarming (che potremmo tradurre come “agricoltura del futuro”).

Ne parla a Millevigne Eleonora Spiazzoni, project manager di Bayer ForwardFarming per l’Italia:

 “La divisione agricola di Bayer sta attuando, a livello mondiale, questo programma di agricoltura avanzata che mette in gioco tutte le componenti di quella che chiamiamo sostenibilità. Si tratta di utilizzare e affiancare tra loro un insieme di tecniche a basso impatto ambientale, già uscite dalla fase sperimentale e pienamente operative. E’ un progetto interdisciplinare realizzato in partnership: da una parte con gli imprenditori agricoli, dall’altra con altri fornitori della filiera specializzati in diversi rami di attività.
Il progetto è nato in Europa ma si è poi esteso ad altre realtà mondiali. Le aziende pilota sono oggi otto in Europa e quattro tra Nord e Sud America. Oltre all’Italia in Europa partecipano con loro aziende Belgio, Francia, Germania e Olanda. Si opera su più settori: vite, cereali, fiori, bietola, patata, melo e pero”.

In Italia il progetto è in corso?

“In Italia l’attività è avviata e pienamente operativa in un’azienda vitivinicola della Valpantena, nel Veronese: l’azienda si chiama Moranda, di Giovanni Nunzio Capurso. Una realtà agricola familiare che trasforma l’uva e vende vino in bottiglia (Valpolicella), quindi opera lungo tutta la filiera (http://www.capursowine.com) Inoltre è attiva anche nell’accoglienza agrituristica con un Bed &Breakfast, e questo aumenta ulteriormente l’esigenza e l’opportunità di presentarsi come azienda sostenibile a 360 gradi. L’azienda coltiva circa 17 ettari, di cui 15 a vigneto, per il resto ciliegi e olivi”.

In cosa consiste, in sintesi, il progetto?

“E’ un progetto attuato a tappe seguendo tre filoni: impiego razionale degli agrofarmaci; uso sicuro per l’uomo e per l’ambiente, quindi protezioni personali e riduzione del rischio deriva; realizzazione di partnership con altri fornitori della filiera, secondo la logica interdisciplinare che ispira ogni programma di sostenibilità”.

Cosa si intende per utilizzo razionale dei fitofarmaci?

“Innanzi tutto utilizzarli se e quando è davvero necessario per proteggere la coltura, scegliendo opportunamente i tempi, il prodotto e le migliori tecniche di distribuzione. Per fare questo è fondamentale il monitoraggio del clima, che viene attuato tramite una stazione meteorologica, e l’integrazione dei dati climatici con un modello biologico previsionale sulle infezioni potenziali dei diversi patogeni. Bayer ha messo a punto un suo modello, chiamato Movida. I trattamenti insetticidi contro le tignole sono soppiantati dalla tecnica della confusione sessuale, anche se per sicurezza i voli sono sempre monitorati. A questo scopo utilizziamo trappole sessuali provviste di videocamera, che consentono il controllo a distanza. Dove possibili ed efficaci i trattamenti con prodotti biologici sostituiscono o integrano quelli chimici.”

Per quanto riguarda la riduzione dei rischi per l’operatore e per l’ambiente?

“Per la preparazione della miscela da distribuire si usa il sistema easyFlow™ che consente, in totale sicurezza, di versare nell’irroratrice il contenuto liquido di un agrofarmaco senza venire in contatto con il formulato. Indumenti e mezzi di protezione individuale (DPI) per le varie operazioni sono suggeriti dalla piattaforma DRESS CODE. Per i trattamenti si utilizzano macchine sempre perfettamente tarate e regolate e dotate di ugelli antideriva.
Il rischio di “inquinamento puntiforme” che si può avere dallo smaltimento dei residui di miscela rimasti in botte è scongiurato, grazie al letto di degradazione Bayer Phytobac®, un sistema innovativo, automatico e sicuro (chiuso e isolato dall’ambiente) che degrada naturalmente gli agrofarmaci presenti nelle acque di lavaggio delle attrezzature o nelle eventuali miscele eccedenti: queste passano attraverso una vasca di raccolta ed entrano in contatto con il Biomix, un substrato naturale di terreno e paglia, nel quale sono presenti i microrganismi che degradano gli agrofarmaci.”

E’ possibile in qualche modo misurare i benefici sull’ambiente del complesso delle pratiche adottate?

“Sì, ci sono strumenti per farlo. Per la valutazione dell’impatto ambientale un parametro essenziale è quello della misura della biodiversità vegetale e animale. Per questo è nata la partnership con World Biodiversity Association, che misura i principali parametri relativi a questo aspetto nel vigneto e nelle aree circostanti. WBA ha messo a punto anche Biodiversity Friend®, la prima certificazione che valuta la conservazione della biodiversità in agricoltura. Biodiversity Friend® è uno standard rivolto ad aziende agricole che si impegnano nella conservazione della diversità biologica. Tra i vari parametri considerati si valuta la presenza e l’attività delle api, e poi di farfalle e uccelli, la varietà di specie vegetali etc. Si valuta inoltre la qualità dell’acqua dei pozzi, la presenza di licheni, organismi sensibilissimi alle contaminazioni ambientali. Quattro arnie attive in azienda testimoniano l’assenza di fattori di rischio per le api e gli impollinatori”.

Come fate conoscere il progetto?

“Si è cominciato a portare il pubblico a vedere cosa è stato fatto. L’azienda Capurso è aperta a visite. Più di 200 persone l’hanno già visitata, sia tecnici che consumatori e turisti”.

https://www.cropscience.bayer.it/it-IT/Agricoltura-Sostenibile/Bayer-Forward-Farming.aspx

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