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Consorzio del Barolo, le dimissioni di Pecchenino da Presidente

Orlando Pecchenino, produttore di Dogliani e presidente del Consorzio di Tutela del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani si è dimesso ieri dal suo incarico. 

La decisione è intervenuta a seguito della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto insieme al fratello Attilio. I Pecchenino, noti per la produzione del loro Dogliani (Dolcetto) sono anche produttori di Barolo, avendo vigneti e cantina nel comune di Monforte d'Alba. L'inchiesta riguardava alcune partite di uva Nebbiolo destinate a Barolo DOCG che sarebbero state vinificate nella cantina di Dogliani anziché in quella di Monforte (per la precisione parliamo di meno di dieci chilometri). La vicenda si è conclusa con un patteggiamento a quattro mesi di reclusione con la condizionale per tentata frode in commercio e falso, con totale dissequestro del prodotto contestato, circa 500 ettolitri su tre diverse annate.

Pecchenino ha sempre proclamato la sua innocenza, continua a farlo, e spiega che ha scelto la via del patteggiamento per limitare i danni economici derivanti dal sequestro. Nel contempo, per evitare polemiche, strumentalizzazioni e danno di immagine per il Consorzio di tutela rassegna le dimissioni da presidente. 

Pubblichiamo integralmente la sua lettera. Non voglio entrare nel merito della vicenda di cui non conosco i particolari né dare giudizi che competono solo ai giudici. Ho sempre considerato Orlando una persona corretta e anche se avesse sbagliato il mio giudizio sulla persona non cambia. Osservo soltanto che la definizione "frode in commercio" è un contenitore in cui possono entrare molte cose diverse, dalla vendita di milioni di bottiglie di vino contraffatto fino a vinificare una piccola vasca di uve che hanno pieno diritto a una DOCG prestigiosa, per i vigneti da cui provengono, in una cantina che sta qualche chilometro fuori dalla zona obbligatoria. Questo, naturalmente, se l'accusa (fondata, pare, sulla denuncia di un vicino, che sicuramente avrà tutti i requisiti per scagliare la prima pietra...) fosse vera, e Pecchenino dice che non lo è.

Lettera di Orlando Pecchenino

(...) come avrete avuto modo di apprendere si è recentemente conclusa la vicenda giudiziale che mi ha  visto coinvolto a seguito della denuncia di un produttore e che ha comportato per me e per mio fratello, contitolare dell’azienda, grande turbamento e pregiudizio,  sia sotto il profilo morale e umano che sotto quello economico.

La conclusione cui si è pervenuti, e cioè la scelta di concludere con un patteggiamento della pena condizionato al dissequestro e restituzione del prodotto (circa 500 hl di Nebbiolo da Barolo annate 2013 2014 e 2015 con menzioni Bussia e Le Coste di Monforte in botti per l’invecchiamento, collocato nella cantina di Monforte d’Alba, e in parte pronto per essere imbottigliato) è stata dettata dall’imprescindibile esigenza di salvaguardare l’azienda e la nostra attività, quell’azienda che con impegno e grande dedizione abbiamo creato e accresciuto e che costituisce la nostra vita. I tempi della giustizia non avrebbero garantito quel risultato.

Solo ed esclusivamente per questa ragione ho rinunciato, in parte, a difendermi, perché, come ho sempre sostenuto, e qui ribadisco fermamente, non sono responsabile dei fatti di cui sono stato accusato. Il patteggiamento non è un’ammissione di colpa, né una sentenza di condanna: nel mio caso è stata una necessità per avere la disponibilità del vino, altrimenti bloccato dal lungo procedimento giudiziario che come tutti sappiamo, in Italia, avrebbe potuto durare anni. Ciò avrebbe compromesso irrimediabilmente il Nebbiolo atto a Barolo con menzioni Bussia e Le Coste di Monforte conservato nelle botti nella mia cantina di Monforte d’Alba.

D’altro canto il dissequestro del prodotto, in parte mantenuto con la denominazione Barolo, altro non rappresenta che la prova della infondatezza dell’accusa.

Questa mia scelta, dolorosa sotto l’aspetto umano e gravosa sotto quello imprenditoriale, non deve però, nel modo più assoluto essere oggetto di illazioni e strumentalizzazioni atte ad infangare la reputazione e a condizionare le attività del Consorzio di Tutela da me presieduto e, perché ciò non accada, rassegno sin da ora irrevocabilmente le dimissioni dalla carica di Presidente.

Orlando Pecchenino

 

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