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una "riforma istituzionale" anche per le denominazioni di origine?

L'opinione dell'enologo Roberto Bruchi, già membro del Comitato Nazionale Vini a DOC e DOCG

L’attuale sistema italiano delle Denominazioni di origine dei vini si è costruito e consolidato nel tempo. Ufficialmente è iniziato nel 1963, con l’emanazione della prima normativa organica su questa materia (DPR 930). Negli anni poi sono intervenuti due importanti aggiornamenti, la Legge 164 del 1992, ed il Decreto Lvo 61 del 2010. Uno degli elementi di forza, e che è alla base dell’impianto legislativo, è quello dell’origine, del territorio nel quale le produzioni vitivinicole si producono, e grazie al quale acquisiscono le loro peculiari e specifiche caratteristiche. Spesso, soprattutto per i vini DOCG e DOC, la zona geografica corrisponde ad ambiti comunali o intercomunali. In altri casi a territori provinciali, sub regionali, o addirittura regionali. Questi ultimi casi in genere sono relativi a vini IGT, anche se non mancano eccezioni. Come tutti sappiamo negli ultimi tempi stanno andando avanti numerosi processi di riforma dell’architettura istituzionale del nostro paese. In particolare si stanno realizzando un po’ in tutta Italia operazioni di fusione tra comuni, per dare origine ad istituzioni più forti ed efficienti, soprattutto sul fronte dei servizi ai cittadini. Senza parlare della riforma delle Province, che sta’ portando alla nascita di entità sovracomunali e/o di area vasta, ed i vari progetti che potrebbero interessare le stesse Regioni con degli accorpamenti tra le stesse. Come si vede il quadro è in forte evoluzione, e le ricadute sull’assetto delle stesse denominazioni del vino potrebbe essere non di poco conto. Questo anche nella prospettiva di poter cogliere questa occasione per mettere mano alla revisione ed aggiornamento di alcune DOP/IGP sul fronte, soprattutto, delle zone geografiche di produzione, che normalmente troviamo all’Art. 3 di ogni Disciplinare di produzione. Si potrebbero pertanto aprire spazi per la ridefinizione degli ambiti territoriali, dell’utilizzo dei nomi geografici, per ampiamenti ed accorpamenti delle zone di produzione. Questo a favore maggiormente di quelle Denominazioni che nel tempo hanno dimostrato limiti e difficoltà nell’affermazione dei propri marchi in campo commerciale. Non è un lavoro facile, ma il primo passaggio è sicuramente quello di avviare rapidamente una verifica, ed un esame approfondito, delle singole DOCG/DOC/IGT. E’ un passo che può chiamare in causa le stesse amministrazione comunali, che potrebbero farsi promotrici e stimolare iniziative in questo senso.

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