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Matrimonio di interesse e di immagine tra gruppo EPI e Tenuta del Greppo

Jacopo Biondi Santi (nella foto) confermato presidente ed enologo.
Vino simbolo di un territorio, di una Regione e di un intero Paese, il Brunello di Montalcino prodotto presso la Tenuta del Greppo, continua, anno dopo anno, vendemmia dopo vendemmia, a rappresentare un’icona di tradizione enologica e perfezione stilistica. Ma oggi inizia una nuova e importante fase della storia tracciata dalla famiglia Biondi-Santi, iniziata con Clemente Santi, nato a Montalcino nel 1795, che, sperimentando nuove tecniche enologiche, trasformò i successi enoici del Moscadello di medievale memoria, ottenendo riconoscimenti già per il suo “vino rosso scelto (Brunello) del 1865”.

Jacopo Biondi Santi, rappresentante della sesta generazione della famiglia che ha creato il Brunello e figlio di Franco, strenuo difensore della tipizzazione del Brunello 100% Sangiovese Grosso, scomparso nel 2013 a 91 anni, annuncia con orgoglio l’operazione di partnership col “Gruppo Epi”, di proprietà della famiglia Descours, grande dinastia dell’imprenditoria francese, già proprietaria di marchi d’altissima gamma nel mondo del vino - gli champagnes Piper-Heidsieck e Charles Heidsieck, il bordolese Chateau La Verriere situato a Landerrouat – della moda e del lusso: “Sono davvero felice di aver siglato questa partnership di strategie e capitali con la tenuta Biondi Santi, una delle più prestigiose cantine italiane - commenta il presidente del Gruppo Epi Christopher Descours - il cui know how, spirito pionieristico e vocazione all’eccellenza si sposano con quelli di Epi. Costruendo su questi punti di forza e con una visione condivisa del futuro, continueremo a sviluppare il progetto dei vini Biondi Santi, condividendo l’esperienza di Jacopo Biondi Santi, che continuerà a presiedere la Biondi Santi e a essere enologo del Greppo. È un esempio perfetto delle ambizioni di Epi, volte a sviluppare marchi ai più grandi livelli d’eccellenza nel mondo”.

La Tenuta del Greppo – circa 150 ettari complessivi, di cui 23 a Brunello per un’importante produzione annua di Brunello Annata e, nelle vendemmie migliori, della preziosa Riserva dai vigneti con oltre 25 anni d’età – si trova sulla strada verso la suggestiva abbazia romanica di Sant'Antimo, estendendosi su un sistema collinare a un’altitudine tra i 250 e i 507 metri s.l.m., affacciato a sud-est di Montalcino. La microzona gode di un microclima e un suolo ideali per la produzione dell’elegantissimo rosso di Sangiovese Grosso 100% da vecchie vigne che, dopo aver maturato per anni rigorosamente in sole grandi botti di rovere di Slavonia, diviene un longevo Brunello di Montalcino d’immensa finezza, armonia ed equilibrio, tanto che nella cantina delle antiche riserve vengono gelosamente custodite ancora due mitiche bottiglie della riserva 1888, un vino di quasi 130 anni, ancora perfettamente conservato: “Sono assolutamente deciso a difendere e conservare, come hanno sempre fatto tutti i miei antenati, questo patrimonio storico e qualitativo con la stessa dedizione, tenacia e intransigenza – dichiara Jacopo Biondi Santi, custode fedele della grande tradizione del Greppo – poiché la lunga tradizione del marchio Biondi Santi è stata in grado di creare una realtà che è riconosciuta oggettivamente valida e prestigiosa da tutto il mondo del vino e dal mercato, non scordiamoci che ci sono voluti oltre 200 anni di condotta rigorosa nel tempo per costruire la credibilità commerciale di questo prodotto: non è un caso se le nostre Riserve strappano, ormai da decenni, quotazioni altissime in tutte le aste internazionali e per fortuna ci sono sempre più collezionisti nel mondo! Il nostro vino sarà sempre lo stesso, con la stessa metodologia di produzione e con le uve delle nostre vigne di BBS/11 (Brunello Biondi Santi), il clone di Sangiovese che venne tipizzato dal mio bisnonno Ferruccio Biondi Santi e che porta il nostro nome, la cui storicità è garantita dal tramandarsi di piante madre-figlia.

E quest’alleanza con la famiglia Descours è per noi l’occasione di legare la nostra attività a quella di un gruppo che condivide i nostri valori - commenta Jacopo Biondi Santi, artefice dell’operazione – cioè la trasmissione di conoscenza, l’eccellenza nel tramandare la nostra professionalità e la creatività nella produzione dei nostri vini. EPI è per noi il partner estero ideale come fisionomia sia perché ha una sola famiglia proprietaria e anche come prospettiva industriale, essendo la loro rete commerciale molto sviluppata, per noi un vantaggio innegabile, dandoci il supporto necessario per rafforzare la reputazione dei nostri vini e del Brunello a livello internazionale”. Pensi che possa cambiare qualcosa riguardo ai vini? “Christopher Descours è un uomo di grande esperienza, sensibilità e lungimiranza. Ad ogni modo, a massima garanzia della continuità dello stile produttivo, io sarò presidente nonché enologo ufficiale. Anche lo staff sia di campagna che di cantina del Greppo rimarrà il medesimo, non cambierà niente, naturalmente delle novità ci saranno nelle strategie esterne, ma sapremo tutti cogliere le grandi opportunità che porterà questo importante matrimonio d'interessi e immagine per entrambi”. Avete progetti per il futuro? “A breve, massimo entro un anno, lanceremo, dopo diversi anni, un nuovo bando di ricolmatura aperto agli appassionati collezionisti di tutto il mondo per dar loro la possibilità di tenere in forma le bottiglie di Riserva Biondi Santi.

Un vero a proprio rito alla presenza del notaio, che nelle nostre cantine è stato fatto per la prima volta da mio nonno Tancredi nel 1927 per le Riserve 1888 e 1891 e la seconda da mio padre Franco nel 1970 alla presenza di personalità come Mario Soldati e Luigi Veronelli per le Riserve 1888, 1891, 1925 e 1945”. Come immagina il futuro della denominazione? "Ne parlo da almeno trent’anni e sono convinto della necessità d’individuare una collocazione zonale, cosa che noi già facciamo al Greppo ormai da 200 anni. Non si può presentare come un'unica realtà ciò che adesso è prodotto in ben 24mila ettari, da 0 a 621 metri s.l.m., bisogna avere l’onestà di riconoscere che, enologicamente, Montalcino è un continente. Sarà una cosa complessa da implementare, ma di fondamentale importanza, tanto che darebbe la possibilità di parlare più compiutamente del nostro terroir, del nostro lavoro di vignaioli e di quello che succede nelle varie microzone di un territorio così vasto”. In effetti la questione della zonazione sta diventando sempre più d’attualità in tutti i grandi territori del vino italiano, anche se è un argomento che ha sempre innescato grandi dibattiti… “Il mondo del Brunello deve trovare il coraggio d’individuare le diverse zone, all’interno delle quali cambiano il terreno, il microclima, l’altitudine, i cloni di Sangiovese, di conseguenza il Brunello acquisisce caratteristiche distinte a seconda delle peculiarità dei versanti della collina ilcinese.

Bisogna suddividere l'area in otto zone, i quattro punti cardinali suddivisi a loro volta tra sotto e sopra i 250 metri. E il Consorzio dovrebbe spingere in questa direzione, credo sia un percorso fattibile, ci vuole solo la volontà di compiere questo passo, che nel futuro porterà solo positività all’intero sistema Brunello”. Al Greppo, monumento del vino mondiale poggiato sulla tradizione, dove all’ingresso della cantina campeggia il motto "In vino rident omnia", la leggenda del Brunello Biondi Santi trasuda ancora da ogni angolo, a partire dalla cantinetta delle riserve storiche, venerata come un reliquiario, al vigneto più vecchio risalente al 1936 con viti in splendida forma vegetativa, alle botti di fine Ottocento rigorosamente in rovere di Slavonia ancora utilizzate per affinare le riserve, che donano ai vini profumi da sogno…

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