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Il vino è veleno. Quello degli altri

Oggi devo purtroppo venire meno al proposito di non occuparmi più del vino cosiddetto naturale, cioè (più o meno) prodotto senza l’uso di additivi o coadiuvanti. Proposito che nasceva non da qualche ostilità verso questi produttori o i loro vini, che anzi spesso apprezzo e molto (quando sono buoni, va da sé…): ma dalla convinzione di aver ormai esaurito, per quanto mi riguarda,  l’argomento in tutte le sue sfumature: la denominazione, l’etichettatura,  gli aspetti igienico-sanitari, la certificazione, la comunicazione, i limiti e le opportunità di questo approccio alla produzione e al mercato.

Mentre in pochi trattano l’argomento con il necessario distacco e la presentazione di dati concreti (il libro “Servabo, il Vino naturale” ne è uno dei rari esempi) su alcuni blog e su facebook si continua stancamente a friggere aria, tra posizioni radicali, radicate e inconciliabili; sembra ormai di assistere ai dibattiti di Ballarò, salvo uno “share” ormai risibile, ridotto ad un pugno di irriducibili e ai loro altrettanto instancabili critici, nella totale indifferenza della maggioranza dei consumatori.

Quando l’attenzione scema, gli editori lo sanno, serve la sparata, il titolaccio, la foto shock.  Un esempio recente: la copertina dell’Espresso “Bevi Napoli e poi muori”, che ha giustamente fatto infuriare il sindaco De Magistris.

Sabato scorso, passeggiando tra i banchi del Mercato del Vino della FIVI a Piacenza, mi sono imbattuto in questa pubblicazione, la cui lettura ritengo assai didattica (seguendo il link si legge meglio):

http://www.sorgentedelvino.it/wp-content/uploads/2013/10/pieghevole-vini-naturali.pdf

Questa comunicazione terrorizzante, pur non contenendo, a leggerla attentamente, informazioni esplicitamente false (al massimo teorie alquanto discutibili), mira chiaramente a impressionare e a spaventare. Bisogna però riconoscere che non aver aggiunto, sull'etichetta della prima bottiglia, l'immagine del teschio e la scritta VELENO è una cortesia che i "convenzionali" di certo apprezzeranno.
Distribuire questo pieghevole in un evento dedicato ai consumatori finali (l'immagine era già circolata nei circuiti iniziatici di cui ho scritto prima) non capisco davvero a chi giovi. Non ai produttori “convenzionali”, certo (tra i quali ci sono quasi tutti i “contadini” e non solo gli “industriali”), ma soprattutto non al vino in quanto tale: al consumatore viene infatti spiegato che può scegliere tra un vino riempito di cento e più additivi chimici (tutti insieme?) e un vino che non ne contiene alcuno, salvo l’anidride solforosa: la quale, per inciso, insieme all’alcol, è l’unica sostanza classificata “tossica” dall’OMS tra tutte quelle menzionate. Paradossalmente le uniche due cose che per la scienza ufficiale possono far male ci sono anche nei vini “naturali”! Il vino naturale poi è tale per dichiarazione di chi lo produce, ma senza che nessuno lo controlli (“un disciplinare non c’è e non è opportuno scriverlo” dichiarano gli scaltri autori). Conclusione logica: non bevete vino, se tenete alla pelle.
La sparacchiata non giova infatti, in ultima analisi, nemmeno ai produttori di vini “naturali”: vini che gli estensori di questo obbrobrio, Sorgente del Vino, del tutto incidentalmente, vendono…
Infatti è noto anche a chi, come me, abbia solo minime nozioni di marketing e comunicazione, che pensare di valorizzare il proprio prodotto suggerendo (sia pure senza dichiararlo esplicitamente) che quello degli altri è “sporco” e pericoloso non è soltanto una mancanza di etica della concorrenza;  soprattutto è una strategia da perdenti, che attira su di sé il sospetto di millanteria e quindi non fa vendere di più. Forse il contrario.  

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