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Il blog di Millevigne, il periodico dei viticoltori italiani diretto da Maurizio Gily.

Expo 2015 del vignaiolo assente

A Vinitaly è stato annunciato che il Ministero delle Politiche Agricole ha assegnato a Veronafiere/Vinitaly il compito di coordinare il Padiglione del Vino alla prossima Expo 2015 di Milano. Premettendo di essere piuttosto scettico sui ritorni economici e di immagine del "grande evento", in relazione a quello che costerà, e che è già costato in termini di cementificazione del territorio, mi pare importante la scelta di fare un padiglione del Vino a cui assegnare un ruolo chiave nell'offrire al mondo l'immagine del made in Italy. Anche la scelta di Veronafiere come coordinatore mi sembra ragionevole, data la competenza e l'esperienza della struttura ed il suo essere in qualche modo super partes all'interno di una filiera molto articolata e spesso divisa. Quello che mi lascia perplesso è la composizione del comitato scientifico, presieduto da Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, e composto da Piero Antinori, Giovanni Mantovani (Veronafiere), Ruenza Santandrea (CEVICO), Lamberto…
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La difficoltà di farsi piacere la biodiversità

Oggi si parla molto di biodiversità, quasi quanto di sostenibilità. Ne parla molto, tra gli altri, l’Europa, nella nuova formulazione della PAC e del piano di sviluppo rurale, per il quale promuovere la biodiversità, come già nel passato periodo di programmazione, rimane un obiettivo strategico. Ma, storicamente, l’agricoltura non solo non promuove la biodiversità, ma la combatte aspramente: sono l’acqua santa e il diavolo.
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Sostieni Giboulot. O anche no

L’eroe del momento si chiama Emmanuel Giboulot, vigneron di Beaune, Côte d’Or, Borgogna. Oppone fiera resistenza all’arcigno stato francese, che, secondo una versione diffusa soprattutto su blog e social network, lo vorrebbe “obbligare ad inquinare”, attraverso il trattamento insetticida contro il vettore della flavescenza dorata, prescritto da un decreto prefettizio (pressoché analogo a quello vigente in Italia). Giboulot si è rifiutato insistentemente e pubblicamente, ed è stato per questo rinviato a giudizio. A questo punto Giboulot, o forse qualche amico bravo nella comunicazione via internet, ha messo in moto una straordinaria grancassa sul web, annunciando che il vigneron rischiava il carcere e fino a 30.000 euro di multa.
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La cicuta di Velenitaly

AGGIORNAMENTO: in forza di una pacifica "sollevazione popolare" contro la sentenza di primo grado, che si è manifestata soprattutto sul web, anche grazie ai molti colleghi che hanno rilanciato la notizia, ho deciso di aprire una sottoscrizione pubblica per finanziare le spese legali del processo di appello. Sono commosso e onorato dalla straordinaria solidarietà dei colleghi e dei viticoltori italiani verso di me e verso Millevigne. La si può toccare con mano su questa pagina: http://www.buonacausa.org/cause/velenitaly-ricorso-in-appello-per-maurizio-gily
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Blind tasting, surprise tasting!

A St.Helena, Napa Valley, California, hanno organizzato una sessione di degustazione per confrontare diverse tecniche enologiche. Vi ha partecipato un gruppo composto da 60 enologi di cantine che fanno parte della Napa Valley Vintners, la locale associazione di produttori. I 21 test, tutti anonimi, hanno riguardato tecniche enologiche, lieviti, tappi, eccetera.Ecco alcuni risultati del Winemakers Tasting: Cabernet Sauvignon vendemmiato a macchina batte il vendemmiato a mano, in proporzione 3 a 2. Vendemmiato a mano selezionato a vista su tappeto post-raccolta batte selezione con sensori ottici, 4 a 1. Stesso vino, Cabernet, diversi periodi di macerazione, da 15 a 135 giorni: il punteggio più alto alla macerazione più breve, il punteggio più basso alla più lunga. Gran cosa, la degustazione cieca. (fonte: Wines & Vines, September 2013)
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Il vino è veleno. Quello degli altri

Oggi devo purtroppo venire meno al proposito di non occuparmi più del vino cosiddetto naturale, cioè (più o meno) prodotto senza l’uso di additivi o coadiuvanti. Proposito che nasceva non da qualche ostilità verso questi produttori o i loro vini, che anzi spesso apprezzo e molto (quando sono buoni, va da sé…): ma dalla convinzione di aver ormai esaurito, per quanto mi riguarda, l’argomento in tutte le sue sfumature: la denominazione, l’etichettatura, gli aspetti igienico-sanitari, la certificazione, la comunicazione, i limiti e le opportunità di questo approccio alla produzione e al mercato.
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L'ingegnere

L’anniversario della tragedia del Vajont mi ha fatto tornare in mente un episodio di cui sono stato spettatore: certamente meno tragico, ma che nasce dalla stessa arrogante presunzione. Una nuova strada taglia a mezza costa una collina, a monte c’è un vigneto. C’era un vigneto, perché alla prima pioggia torrenziale una frana se ne porta via mezzo. Il proprietario mi racconta: “quando sono venuti a fare il tracciato io l’avevo detto: guardate che qui frana tutto. Mi hanno chiesto: lei che mestiere fa? Il contadino. Allora faccia il contadino, io faccio l’ingegnere. A ognuno il suo mestiere”. Alla prima pioggia è franato tutto. Come volevasi dimostrare. Bisogna avere rispetto per gli ingegneri, e fiducia nella scienza. Ma di fronte alla frase “non c’è nessun rischio” una certa qual dose di diffidenza dettata dal semplice buonsenso non fa mai male.
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Il ritorno dei sorì

A quanto pare il “riscaldamento globale” ha concesso una pausa in questo 2013. Si parla di vendemmia tardiva: in realtà la maturazione è, sostanzialmente, in linea con la media dell’ultimo secolo. Ma la nostra memoria tende a focalizzarsi su un periodo più breve, quello dell’ultimo decennio, fatto di primavere quasi sempre calde e maturazioni precoci e con tanto zucchero.
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La rivoluzione tradita di Tokyo Cervigni

Un giovane brillante, che non si chiama, presumo, Tokyo Cervigni, ma così si firma, ha stappato sulla web magazine gazzettagastronomica.it una spumeggiante bottiglia “gran formato” (un Nabucodonosor direi) di critiche a Oscar Farinetti e a Eataly, accusati, in sostanza, di aver tradito le premesse e le promesse, quelle di offrire una vetrina e una filiera commerciale all’agroalimentare artigianale di qualità italiano.
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OGM quiz

Mi chiamano da una radio. "Lei è contrario per principio agli ogm?" No. "Quindi è favorevole alla coltivazione del mais GM in Italia?" No. "Può spiegare in un minuto questa posizione?" No.
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Sviluppo rurale e campane a morto

Chiunque provi a lasciare le città, la pianura padana e i 4000 chilometri di coste dell’Italia per addentrarsi senza una meta precisa con la propria automobile nell’Italia più interna, collinare e appenninica, è destinato a incontrare migliaia di paesi spopolati, che contano poche decine di persone, per lo più anziane.
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Non dire gatto (o Sauvignon) se non l'hai nel sacco

“Qui c’è del Sauvignon” disse il degustatore con superpoteri, sniffando il calice con collo proteso e occhi fissi in avanti, come il segugio che ha sentito la lepre. Forse era vero, e forse no. La tecnica della vinificazione in riduzione, o in iper-riduzione, che ha reso famosi i Sauvignon blanc della Nuova Zelanda, trova ormai molti seguaci anche in Italia e ha la capacità di evidenziare alcuni aromi particolari, legati a composti odorosi dello zolfo (classici descrittori sono la foglia di pomodoro, di bosso, di fico, l’urina di gatto, da cui il titolo). I precursori aromatici tiolici sono massimamente rappresentati in quella varietà, tanto che questi odori sono avvertibili, nel Sauvignon, anche in vinificazioni più tradizionali; ma sono presenti, in tono minore, in molti altri vitigni bianchi, anche italiani, nei quali però i relativi aromi si esprimono, detto un po’ schematicamente, vinificando in assenza di ossigeno. Tra questi vitigni ci…
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Viva porthos

Il numero 37 di Porthos sarà l'ultimo, lo annuncia Sandro Sangiorgi dal sito www.porthos.it. Mi dispiace perchè la rivista ha dato molto a molti, ed io mi sento tra quelli. A volte l'ho trovata un po' "spessa": ma se confronto una pagina qualunque di Porthos con il livello medio di ciò che si scrive sul vino in Italia mi sembra di vedere la terra da Marte. Il fatto che l'avventura di Porthos rivista abbia un inizio e una fine forse però non è un male perchè ne fa una specie di caso letterario, come un'opera compiuta e sicuramente da collezione. Anche se Sandro scrive che la scelta non è dettata da difficoltà economiche, la chiusura dell'unica rivista che parla di vino senza pubblicità, nè esplicita nè occulta, fa riflettere sui limiti del mercato editoriale nel nostro settore, e non solo nel nostro settore. La teoria dice che il giornalista dovrebbe…
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Aaa cercasi novello purché serio

Immagino che a sentirmi parlare di vini novelli in termini positivi qualche lettore, sopratto se piemontese come me, inarcherà le sopracciglia. Se poi dirò che ho fatto servire ai miei studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (dove ho svolto di recente un breve incarico di docenza) Tavernello rosso e bianco travasato in bottiglia di vetro anonima, sollecitandoli a descriverne le qualità organolettiche, alcuni invocheranno per me una camicia di forza. Il fatto è, ormai dovremmo saperlo tutti, che non esiste il mercato del vino, esistono molti mercati diversi per molti vini diversi. Il vino novello poteva rappresentare una buona opportunità di mercato, soprattutto per alcune aree produttive, e lo è stata per alcuni anni, poi c’è stato un silenzioso declino. Oltre alla “moda” in senso lato, che in fenomeni di consumo come questi è tanto importante quanto praticamente inspiegabile, a determinare il declino hanno influito anche altri fattori:- L’incapacità…
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Ce n'est pas pinot noir

La denominazione infedele del vitigno in etichetta inguaia alcune cantine francesi. E pensare che tutto è nato per un filmIl Pinot nero francese “Red Bicyclette”, distribuito in USA dal gigante del vino californiano Gallo, è risultato ai controlli non aver mai visto, o quasi, Pinot nero, ma altri vitigni quali Syrah, Merlot e Grenache. Nessuna sofisticazione: si è “solo” venduto un vino per un altro, ma per un totale di ben 18 milioni di bottiglie. La truffa è stata perpetrata tra il 2006 e il 2008 nel Sud Ovest della Francia e ha prodotto, secondo la Corte di Giustizia di Carcassonne, un illecito profitto di 7 milioni di euro. Al centro dell’affare il “négociant” Claude Corset, a capo della casa vinicola Ducasse. La Corte lo ha condannato a sei mesi di prigione, con sospensione della pena, e ad una multa di 45.000 euro. Corset aveva comprato vino sfuso da otto…
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