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Norme sull'etichettatura, un gran pasticcio

"Ribellarsi è giusto!" è il titolo di un libro di Jean Paul Sartre. Lo stesso pensiero attraversa i territori del vino italiano colpiti dall'ennesimo caso di stupidità burocratico-normativa. Per non entrare in conflitto con la tutela delle DOP, i produttori dovrebbero evitare di "nominare invano" il nome della loro regione non sull'etichetta vera e propria, come già è oggi, ma anche su altri materiali di comunicazione, depliant, siti internet ogni volta che tale nome corrisponde a una DOP o è parte di una DOP. Per esempio, non posso scrivere che la mia azienda è nelle Langhe perché è il nome di una DOP. Questo secondo le norme del regolamento europeo 1308/2014 sull'etichettatura, o, per lo meno, secondo un'interpretazione restrittiva dello stesso: e sappiamo bene che l'interpretazione restrittiva è sempre quella preferita da una burocrazia per la quale flessibilità vorrebbe dire assunzione di responsabilità: e non sia mai. 

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ha promesso battaglia, disobbedienza civile e autodenuncia se la questione non sarà chiarita entro la fine dell'anno. LINK

A me pare che non ci siano neppure, in questo caso, pressioni indebite, oscure lobbies, difesa degli interessi di qualcuno per partorire una norma simile, ma solo irresponsabilità allo stato puro. Perciò la ragionevolissima richiesta dei produttori, immagino non solo italiani, non dovrebbe incontrare particolari ostacoli. Ma l'esperienza consiglia prudenza, nel considerare facile ciò che sembra facile.

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