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autoctono, chi era costui?

Riflessioni su un aggettivo

 

Un recente comunicato della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ci ha spiegato l'obiezione dell'associazione rispetto alla definizione di vitigno "autoctono" contenuta nella bozza del testo Unico della Vite e del Vino attualmente in discussione in commissione agricoltura della camera. 

"- l’Art. 8 c.1 (Titolo II) definisce "vitigno autoctono italiano" il vitigno la cui presenza è rilevata in aree geografiche delimitate del territorio nazionale

Questo significherebbe che qualsiasi vitigno, una volta piantato in Italia, diventerebbe automaticamente autoctono. Vi è una distanza abissale tra il sentito di consumatori e produttori e la lettera della legge. Questa distanza va superata. La proposta è piuttosto di evitare il ricorso alla definizione di autoctono; la si lasci all'ambito della critica enologica e della cultura gastronomica nazionale, ma si eviti di sancire giuridicamente una NON-DEFINIZIONE. Perché questa norma aprirebbe allo scempio del patrimonio ampelografico nazionale, dato che consentirebbe la registrazione come autoctono di qualsiasi cosa sia piantata alla data della sua entrata in vigore, senza riguardo né per le tradizioni produttive Italiane né per il valore che hanno le vere peculiarità viticole nazionali sul mercato globalizzato: un patrimonio di biodiversità impareggiabile a livello mondiale".

Quali vitigni è lecito definire autoctoni? La risposta non è banale. Autoctono è una parola greca che potremmo tradurre come “nativo”. In senso letterale, ricordando che il vitigno è la discendenza di un unico seme, dovremmo considerare autoctono solo un vitigno il cui primo esemplare nacque da un seme ospitato in quella che dovrebbe essere, appunto, la sua terra natale. In realtà il concetto di vitigno autoctono è necessariamente più ampio, se non altro per l’impossibilità pratica di verificare la sussistenza di tale condizione. La ricerca sull’effettiva origine territoriale di una varietà vegetale (o, forse a maggior ragione, animale) conduce spesso ad un binario morto. Di solito la questione si risolve considerando come autoctoni i vitigni la cui presenza in un certo territorio è “antica”, per attestazioni scritte o semplicemnte perché non ci sono tracce documentali o memorie di una sua importazione dall’esterno. In effetti alcuni studiosi suggeriscono il termine alternativo di vitigno antico come più corretto (Scienza). Quanto antica ha da essere questa presenza? Prima della ricostruzione post-fillosserica, databile in Italia nei primi tre decenni del novecento, ma in verità già dal diciannovesimo secolo, tutti i vitigni francesi che oggi chiamiamo abitualmente “internazionali”, e molti vitigni stranieri “di confine” erano già coltivati in Italia, sia pure su piccole superfici. Pertanto bisogna sicuramente andare più indietro nel tempo per dare un senso più corretto al termine “autoctono”. Senza essere pedanti, è evidente che la definizione contenuta in quella proposta di legge, qualunque sia l'ineffabile ingegno che l'ha partorita, è del tutto inaccettabile, perché farebbe diventare autoctoni lo Chardonnay, il Riesling, il Merlot, il Petit Verdot. Forse anche il Petit Manseng...

 

Commenti  

 
#1 Jeremy Parzen 2014-06-24 15:19
Carneade!
 

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