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Expo 2015 del vignaiolo assente

A Vinitaly è stato annunciato che il Ministero delle Politiche Agricole ha assegnato a Veronafiere/Vinitaly il compito di coordinare il Padiglione del Vino alla prossima Expo 2015 di Milano. Premettendo di essere piuttosto scettico sui ritorni economici e di immagine del "grande evento", in relazione a quello che costerà, e che è già costato in termini di cementificazione del territorio, mi pare importante la scelta di fare un padiglione del Vino a cui assegnare un ruolo chiave nell'offrire al mondo l'immagine del made in Italy. Anche la scelta di Veronafiere come coordinatore mi sembra ragionevole, data la competenza e l'esperienza della struttura ed il suo essere in qualche modo super partes all'interno di una filiera molto articolata e spesso divisa.

Quello che mi lascia perplesso è la composizione del comitato scientifico, presieduto da Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, e composto da Piero Antinori, Giovanni Mantovani (Veronafiere), Ruenza Santandrea (CEVICO), Lamberto Vallarino Gancia, Raffaelle Borriello (MIPAF) e il presidente del comitato grandi Cru, di prossima nomina. Non mi pare di vedere fior di giovinezza e afflato di innovazione in questo rispettabile gruppo, e noto l'assenza di una rappresentanza dei vignaioli indipendenti, una componente determinante della filera, sia come numeri che come valore di immagine. Non è una questione di poltrone o di rappresentanza di diritto, ma del fatto che dentro questa categoria sta la gran parte dell'intelligenza, dell'innovazione, dell'immagine di prestigio del vino italiano. 

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