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Il ritorno dei sorì

A quanto pare il “riscaldamento globale” ha concesso una pausa in questo 2013. Si parla di vendemmia tardiva: in realtà la maturazione è, sostanzialmente, in linea con la media dell’ultimo secolo. Ma la nostra memoria tende a focalizzarsi su un periodo più breve, quello dell’ultimo decennio, fatto di primavere quasi sempre calde e maturazioni precoci e con tanto zucchero.

Tanto precoci da cogliere talora impreparate alcune cantine, aperte in tutta fretta al ritorno dalle ferie … e qualche volta in ritardo comunque.
Era inevitabile che quest’anno accadesse l’opposto: infatti non sempre questo relativo ritardo di maturazione è stato correttamente assecondato e qualcuno è corso a raccogliere troppo presto. Federico Martinotti , rimpiangendo gli antichi “bandi della vendemmia”, scriveva nel 1891: “Anticipando la vendemmia due danni gravissimi si apportano al vino. Il primo che il vino riesce troppo aspro e imbevibile a chi non vi sia assuefatto. Il secondo che si ottengono vini meno alcolici poiché non vi ha tempo alla totale formazione del glucosio nell’uva. Né vale a scusare questa precipitazione il timore di possibili piogge poiché, operando in tal modo, per un pericolo incerto ci procuriamo un danno certo”.

Anche quando la scelta della data di vendemmia è stata oculata avremo nel 2013 vini meno alcolici, e non è un male; inoltre in molti casi i vini saranno più freschi, equilibrati, profumati e serbevoli nel tempo.
Non tutte le notizie sono buone però: un dato significativo per la qualità dell’uva, e per la sua sanità da muffe, è quello della variabilità, sia a livello nazionale, sia a livello territoriale, e tra singoli vigneti.
Il 2013 sarà l’annata dei sorì, come si dice nelle Langhe, o dei cru, come si dice in Francia. Vale a dire, all’interno di un comprensorio viticolo di pregio, le parcelle più soleggiate, più esposte alle brezze, e dai suoli ben drenati. Le stesse dove l’uva, in annate troppo calde, rischia di andare in sofferenza, anche perché raramente questi vigneti sono dotati di irrigazione. La qualità superiore di queste uve sarà anche dovuta ad una più rigorosa gestione.
La fertilità abbondante, cioè l’elevato numero di grappoli che si riscontrava in alcuni comprensori e su alcuni vitigni, abbinato alla fenologia tardiva, suggeriva quest’anno, in molti vigneti, il diradamento dei grappoli all’invaiatura. Pratica penosa per i viticoltori, ma a volte necessaria per ottenere vini di qualità superiore. Molti l’hanno fatto, molti no, e le differenze sono evidenti.

In alcuni comprensori, e in alcune cantine cooperative, gli ultimi anni, “fortunati” per il vigneto, ma spesso molto meno per i prezzi delle uve, hanno fatto tornare un po’ di titubanza nel percorrere un percorso qualitativo “in vigneto” che in un recente passato era stato affrontato con maggiore decisione. Penso che sia stato un errore, anche se comprensibile. In ogni caso il bel tempo di settembre ha, per fortuna, messo una bella pezza anche su certi errori, perché le cose potevano andare assai peggio. Tanto che possiamo dire con sicurezza che complessivamente il 2013 sarà una buona annata per il vino italiano. 

Se poi si sia prodotto più che in Francia, come ha annunciato qualche organo di stampa, o meno, forse non lo sapremo mai, ma non sarà questo dubbio a levarci il sonno.

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