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La teoria del benzinaio

Ho pubblicato questo pezzo,tra il serio e il faceto, sul blog di Slowine.

la teoria del benzinaio si affianca alla teoria del salame, enunciata giorni fa da Fabio Giavedoni (vedi post precedente). In entrambi i casi si parla di "indicatori di qualità": quella riguardava i produttori, questa riguarda i territori.

http://www.slowfood.it/slowine/la-teoria-del-benzinaio/#.Ufkdq9K-2Sr

Di fatto non penso che il benzinaio inesperto di vino debba sentirsi necessariamente in colpa: il fatto è però che un territorio vitivinicolo può volare in alto soltanto se i suoi abitanti hanno la chiara percezione del fatto che il vino non è un affare che riguarda i produttori e basta, ma un patrimonio collettivo, capace di generare ricchezza per tutti. Dove questa consapevolezza manca, o è oscurata da individualismo e invidia, non basterà qualche buona cantina e qualche buon vino per farne una zona viticola "importante", movimentare un flusso turistico e un interesse sulla stampa e sul web. Sembra assurdo, ma ci sono zone dell'America o dell'Australia dove questo orgoglio collettivo di essere regione vitivinicola è assai più radicato che in tante zone d'Italia dove si fa vino da duemila anni. Forse non è troppo tardi, ma sicuramente è ora di darsi una mossa.

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