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Ce n'est pas pinot noir

La denominazione infedele del vitigno in etichetta inguaia alcune cantine francesi. E pensare che tutto è nato per un film
Il Pinot nero francese “Red Bicyclette”, distribuito in USA dal gigante del vino californiano Gallo, è risultato ai controlli non aver mai visto, o quasi, Pinot nero, ma altri vitigni quali Syrah, Merlot e Grenache. Nessuna sofisticazione: si è “solo” venduto un vino per un altro, ma per un totale di ben 18 milioni di bottiglie. La truffa è stata perpetrata tra il 2006 e il 2008 nel Sud Ovest della Francia e ha prodotto, secondo la Corte di Giustizia di Carcassonne, un illecito profitto di 7 milioni di euro. Al centro dell’affare il “négociant” Claude Corset, a capo della casa vinicola Ducasse. La Corte lo ha condannato a sei mesi di prigione, con sospensione della pena, e ad una multa di 45.000 euro. Corset aveva comprato vino sfuso da otto cantine cooperative della zona per poi rivenderlo al grossista Sieur d’Arques, che a sua volta lo cedette a Gallo come Pinot nero guadagnandosi così una multa di 180.000 euro, benché la compagnia si dichiari innocente. 
Gli altri imputati, comprese le otto cantine sociali, sono stati condannati a pene variabili in base alle responsabilità. Nessuna condanna invece per Gallo da parte della corte francese. 
Gli accertamenti sono partiti da una verifica sui prezzi di acquisto dei vini, troppo bassi per un Pinot nero, e dai volumi, poco credibili per una zona che non è certo conosciuta per questo vitigno decisamente più settentrionale. La moda del Pinot nero in America era scoppiata anche grazie al film Sideways, vincitore di un Oscar. E il Pinot nero prodotto in California (Sideways è ambientato nella Contea di Santa Barbara, zona emergente anche grazie a quel film) e Oregon era troppo costoso e troppo scarso per soddisfare tanta sete.
Una pacchia per produttori senza troppi scrupoli. Ma Gallo a sua volta poteva ignorare che la “bicicletta rossa” trasportasse ben altro? Difficile da credere per una delle cantine tecnologicamente più avanzate del mondo.
Il sindacato dei viticoltori del Pays d’Oc è stato parte civile al processo, ottenendo dal tribunale un risarcimento da ognuna delle cantine condannate per il danno di immagine arrecato alla zona. Nessuna attenuante e nessuna solidarietà dalla filiera per chi fa il furbo.

Un aspetto importante della vicenda è che non parliamo di un vino a denominazione di origine, ma di un comune “varietale”: una categoria regolamentata dall’ Europa con l’ultima ocm sull’esempio dei vini del Nuovo Mondo per consentire ai produttori di acquisire nuovi spazi di mercato: forse, pensando alla vecchia categoria dei vini “da tavola”, qualcuno ha pensato di poter etichettare questo prodotto con molta fantasia interpretativa. Il tribunale di Carcassonne, con una sentenza che costituisce un importante precedente a livello europeo, ha stabilito che così non è.
(da Millevigne 6/2011)

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