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Aaa cercasi novello purché serio

Immagino che a sentirmi parlare di vini novelli in termini positivi qualche lettore, sopratto se piemontese come me, inarcherà le sopracciglia. Se poi dirò che ho fatto servire ai miei studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (dove ho svolto di recente un breve incarico di docenza) Tavernello rosso e bianco travasato in bottiglia di vetro anonima, sollecitandoli a descriverne le qualità organolettiche, alcuni invocheranno per me una camicia di forza. 
Il fatto è, ormai dovremmo saperlo tutti, che non esiste il mercato del vino, esistono molti mercati diversi per molti vini diversi. 
Il vino novello poteva rappresentare una buona opportunità di mercato, soprattutto per alcune aree produttive, e lo è stata per alcuni anni, poi c’è stato un silenzioso declino. Oltre alla “moda” in senso lato, che in fenomeni di consumo come questi è tanto importante quanto praticamente inspiegabile, a determinare il declino hanno influito anche altri fattori:
- L’incapacità di fare sistema. Mentre in Francia il déblocage del Beaujolaus Nouveau avviene in un giorno preciso dell’anno e questo fatto trasforma l’arrivo del novello in un atteso evento mediatico, in Italia i tentativi di trovare un accordo generale o parziale sono naufragati (attendo smentite se così non è). Si assiste quindi allo sprint a chi esce prima, cercando di tirare al concorrente il calcio del somaro. Il risultato è che l’Avvento del Natale del Novello si trasforma in una quaresima di vini mediocri, dove anche quelli che, magari uscendo qualche settimana dopo, si sollevano dalla mediocrità faticano a emergere: conformemente all’aurea dottrina di Adam Smith, la moneta cattiva scaccia quella buona. 
- La filiera ha voluto una legge che prescrive “almeno” il 35% di macerazione carbonica. Siccome è la MC l’elemento distintivo dei novelli una percentuale così bassa rende questi vini poco originali: tanto più che nessuno controlla (credo che non sia possibile, in ogni caso non con un metodo ufficiale) che quel 35 non diventi 25, 15, o zero. 
Dopo aver svilito il prodotto l’industria enologica ha cominciato a vergognarsene, e molti grandi marchi hanno smesso di produrlo. Peccato perché abbiamo in Italia vitigni eccellenti per la macerazione carbonica. 
Ho incontrato recentemente un paio di ottimi novelli. Quello trentino di Roberto Zeni, base Teroldego e 100% di macerazione carbonica, l’ho degustato durante un incontro con il produttore al mercato dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza. L’amico Roberto ne è un fervido sostenitore, e questo dimostra che è sbagliato considerare tout court il novello un vino “industriale”: se anche fosse non sarebbe diabolico, ma non è. In realtà bere il vino nuovo a San Martino con le castagne, come nel tradizionale Törggelen in Alto Adige (ma in Piemonte anche con la bagna cauda) è quanto di più “contadino” esista, anche se un tempo erano vini molto diversi e la macerazione carbonica era sconosciuta. 
Un altro ottimo novello prodotto in due versioni , una tradizionale e una senza solfiti aggiunti (progetto Freewine) è il Bardolino novello di Villa Medici. Ho trovato (e non solo io) particolarmente intrigante la seconda: tra i vari vini senza solfiti assaggiati negli ultimi anni, in buona parte deludenti, o comunque lontani dal gusto a cui siamo avvezzi, uno dei migliori: forse perché la brevità del processo produttivo di un novello consente di limitare al minimo l’esposizione all’ossigeno e altre possibili contaminazioni. 
In conclusione credo che se si vuole risalire la china occorre puntare su vini di buona qualità, fatti con grande cura e in piccola quantità, perché se è vero che un buon novello può conservarsi bene anche un paio d’anni, il suo punto di forza è quello che per altri vini è un punto di debolezza, cioè la stagionalità: alla quale sarebbe utile associare i concetti di purezza e freschezza. Presentarlo come un frutto di stagione fresco, concettualmente “raccolto dalla pianta” , “senza conservanti”, addirittura da tenere in frigo, almeno a bottiglia aperta, potrebbe forse essere il modo per riavvicinare una buona fetta di consumatori a questo vino o per avvicinarne di nuovi al vino tout court.

Commenti
Lizzy ha inserito questo commento il 15-Dec-2011 04:12 PM
Caro Direttore, molto opportuno questo tuo editoriale sul Novello, che condivido in toto: credevo di essere rimasta uno degli ultimi panda italiani a difendere il "vero" Novello, intendendo con questo un vino fatto con MC al 100%. A parte questo, e a parte 
le tue considerazioni, anch'io insisto sul fatto che la morte annunciata di questa tipologia di vino risieda nel suo disciplinare, e nella bislacca idea che tutte le uve possano essere utilizzabili per il Novello. Non è vero. Alcune ci sono "naturalmente" 
portate - e il teroldego, guarda caso, è una di queste - altre assolutamente no. Un altro grande problema del Novello, (oltre ai produttori miopi) è quello degli esperti di marketing deficienti: chi è il genio che ha detto che il Novello va consumato con le 
castagne e terminato prima di Natale?? mai sentito niente di più stupido. Ho sempre pensato invece che il Novello fosse un ottimo "entry level" per chi è normalmente intimorito dal vino, perchè è un bicchiere facile, gradevolissimo, accattivante. Certo, va 
spiegato. E bene ha fatto allora una azienda mia cliente, che il giorno del deblocage del Novello, anzichè fare la classica festa con le caldarroste, ha messo in piedi una veloce spiegazione didattica su "come nasce" il Novello e su come lo si degusta...ci 
crederesti? Alla "lezione" si sono iscritte una 70 ina di persone... una dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che per il Novello c'è ancora spazio sul mercato, e che i produttori che snobbano il Novello con le giustificazioni più strampalate hanno torto 
marcio (come sempre).
Mazzavillani Giacomo ha inserito questo commento il 15-Dec-2011 06:08 PM
Maurizio dimmi come è andato l'assaggio del tavernello, perchè Giavedoni dice che quando lo fa lui di sicuro non arriva primo ma non arriva mai neanche ultimo. Concordo con te sul discorso del novello, soprattutto se fatto seriamente rispettando la macerazione 
carbonica. A presto Giacomo Mazzavillani
Anonimo ha inserito questo commento il 15-Dec-2011 06:29 PM
Ciao Giacomo, nessuno ha trovato difetti nei Tavernello, sono stati giudicati vini semplici ma corretti, un po' erbaceo il rosso. E ovviamente nessuno ha sospettato che fosse Tavernello. Concordo con Fabio.Trovare vini in bottiglia decisamente peggiori 
non è per niente difficile.
Anonimo ha inserito questo commento il 15-Dec-2011 06:54 PM
Caro Maurizio,a proposito del Novello, se vogliamo essere sinceri una volta c'era quello buono... parlo di quasi 30 anni fa e si vendeva bene.Lo facevamo in molti,alcuni erano produttori blasonati e piaceva anche molto... E'stato poi accompagnato al suicidio 
quando alcune grandi aziende(di quelle che fanno i numeri) hanno iniziato una campagna di disinformazione incredibile dandogli la connotazione di essere quasi uno yogurt con una scadenza certa (prima di Natale)e la grande distribuzione ha fatto il resto. Abbiamo 
all'inizio provato a contrastare ma ci siamo trovati soli contro tutti, non siamo riusciti come succede più volte a fare fronte comune.Purtroppo anche i ristoratori e le enoteche che all'inizio avevano appoggiato la novità se ne sono lavati le mani.Si è persa 
così l'occasione di fare qualcosa di diverso. Il resto è storia ...
Gerbi Vincenzo ha inserito questo commento il 15-Dec-2011 11:40 PM
Il vino novello sarebbe una grande opportunità. La vinificazione è faticosa e richiede ingegno per gestire otto giorni con l'uva intera, ma il risultato olfattivo è sorprendente e indipendente dal vitigno: infatti gli esteri degli acidi fenolici, responsabili 
del tipico profumo di "big buble", si formano con qualunque uva purché intera. Con una gestione oculata del vigneto consentirebbe addirittura di scaglionare la vendemmia, evitando il diradamento. E poi devono fare la malolattica... troppo difficile per noi 
frettolosi italiani.

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